A non diventare fragili si comincia già a 40 anni (o anche prima)

Articolo del 08 Febbraio 2021

Si possono individuare e correggere in tempo alcuni aspetti che potrebbero favorire future fratture con conseguente perdita di autonomia. Serve uno stile di vita adeguato.

Si diventa anziani in salute iniziando a pensarci appena si entra negli «anta», perché le prime avvisaglie della fragilità si possono riconoscere già a quarant’anni. Per fortuna, perché poi c’è tutto il tempo per rimettersi in carreggiata e rimediare, se ci si accorge di avere una discreta probabilità di diventare anziani non più autonomi nelle attività quotidiane. L’importante è farsi qualche domanda, come suggerisce uno studio pubblicato su BMC Geriatrics che sottolinea come nel decennio fra quaranta e cinquanta anni il 45 per cento delle persone abbia già segni di pre-fragilità. «Non è questione di età, si comincia a camminare sul sentiero della fragilità molto prima dei settant’anni. Per questo bisogna conoscere i fattori che portano alla perdita di autonomia, individuarne l’eventuale presenza dai quarant’anni in poi e soprattutto agire subito per contrastarli», osserva Sue Gordon del Caring Future Institute della Flinders University australiana.

Il test su settecento volontari e i sette indicatori

La ricercatrice ha analizzato circa 700 volontari con un test per la fragilità che includeva la valutazione di elementi come una perdita di peso non intenzionale e improvvisa, debolezza muscolare e presa delle mani fiacca, stanchezza, andatura lenta nel cammino, quantità di attività fisica insufficiente e così via. In questo modo sono stati individuati i sette indicatori più importanti della presenza di una pre-fragilità, da tenere d’occhio già dai quarant’anni— equilibrio scarso, forza nelle gambe, stabilità dinamica, eccessiva magrezza, nutrizione inadeguata, sensibilità ai piedi, pavimento pelvico debole.

L’importanza di raggiungere una buona massa ossea

«Occorrerebbe farlo perfino prima», osserva Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. «Il grado di sviluppo della massa ossea al termine dell’accrescimento, per esempio, è la base da cui inizia il declino che può portare a osteoporosi e quindi cadute, fratture e alla fragilità che ne deriva: è importante perciò raggiungere una buona massa ossea iniziando dall’età dello sviluppo con le buone abitudini, dall’esercizio fisico alla dieta adeguata. Questi peraltro sono i due elementi che più influenzano il rischio di perdita di autonomia negli anziani: durante tutto l’arco della vita è perciò essenziale muoversi a sufficienza e avere una dieta sana, che sono efficaci anche in chi già deve fare i conti con la fragilità perché permettono di ridurne l’entità o addirittura eliminarla. La riabilitazione per limitazioni motorie ne è un esempio: mai scoraggiarsi quindi, si può sempre fare qualcosa per restare o tornare autonomi».

Niente fumo, sì agli interessi culturali e sociali

Oltre a migliorare la dieta e aumentare l’esercizio fisico, che fare intorno agli «anta» per diventare anziani indipendenti e sani? «Non fumare, perché il fumo è ossidante, riduce l’appetito e predispone a malattie croniche responsabili di sarcopenia, la riduzione del tessuto muscolare che rende fragili tanti anziani; e curare gli interessi culturali e le relazioni sociali perché giovano al tono dell’umore, mentre solitudine e isolamento predispongono a depressione e declino cognitivo, fattori di rischio per la fragilità», conclude Incalzi.

 

FonteCorriere della Sera

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