Quando andiamo al Supermercato per fare la spesa ci troviamo davanti ad uno scenario che vanta un quantitativo sempre maggiore di cibi ed alimenti processati, ricchi di ingredienti ed additivi al loro interno. Alimenti che risultano molto palatabili, ma senza alcuna forma di attenzione nei confronti di ciò che di più caro abbiamo: la salute.

È l’industria del consumo di massa che cerca in tutti i modi di spingerci verso questa direzione, verso tutto ciò che è comodamente pronto, veloce, che risulta “bello” a livello pubblicitario. Pensiamo ad esempio a tutti i sapori che non sono presenti in natura ma sono stati inventati chimicamente, quanti sono ad oggi? Quanto sono presenti sugli scaffali del supermercato?

Cibi processati e classificazione NOVA

Per prima cosa dobbiamo porci una domanda di base: cosa sono, di preciso, i cibi ultra-processati. È la classificazione NOVA, pubblicata nella sua versione definitiva nel 2016 ad opera del professor Carlos Monteiro del Centro per gli studi Epidemiologici sulla salute e nutrizione di San Paolo, a definire questo tipo di alimenti.

Questa classificazione tiene conto di due parametri, ovvero livello e motivo della lavorazione dei cibi, proponendoci così quattro differenti categorie:

  • il primo gruppo è composto dagli alimenti freschi, non trasformati o minimamente trasformati, come frutta, verdura, carne, pesce, uova, latte, farine, caffè;
  • seguono gli ingredienti culinari trasformati e quindi ottenuti a seguito di una lavorazione industriale, come zucchero, sale, oli vegetali;
  • nel terzo gruppo troviamo i cibi trasformati, realizzati solitamente con l’unione di due o tre ingredienti del primo gruppo, che hanno subìto una lavorazione, come cottura o conservazione;
  • ed infine ecco i cibi e le bevande ultra-lavorati o ultra-processati, detti anche “UPFD”. Parliamo, in questo caso, di cibi con 5 o più ingredienti a cui vengono solitamente aggiunti additivi chimici, o sostanze estratte da ingredienti, come grassi idrogenati, amidi, zuccheri e sale, tutti elementi in grado di rendere il prodotto in questione più desiderabile agli occhi del consumatore, mascherando di sovente anche le caratteristiche sensoriali sgradevoli dell’alimento stesso. Per fare qualche esempio concreto, possiamo citare: bibite gassate, merendine, snack, biscotti, zuppe istantanee, e via dicendo. L’attività di quest’ultimo gruppo di alimenti risulta elevata anche grazie al fatto che si riducono drasticamente tempo ed energia da impiegare in cucina.

L’obiettivo dell’industria è quello di portarci rapidamente a raggiungere il “Bliss Point” o punto di beatitudine: l’estasi indotta dal consumo dell’alimento e l’irrefrenabile senso di appetito che permane in noi. La conseguenza diretta di questo effetto è il bisogno di acquistare nuovi prodotti.

I consigli degli scienziati

Gli autori di questa classificazione però non ci hanno abbandonato, hanno stilato infatti delle raccomandazioni da seguire ed una “regola d’oro”. Primariamente, ci dicono, è necessario che alla base della nostra dieta quotidiana ci siano gli alimenti appartenenti al gruppo 1; poi ci invitano all’utilizzo degli ingredienti culinari appartenenti al secondo gruppo per creare le nostre personali preparazioni e liberare la nostra fantasia. Gli alimenti appartenenti al terzo gruppo sono da assumere con moderazione; mentre gli alimenti del quarto gruppo sarebbero da evitare del tutto.

Infine la regola d’oro: preferire sempre i cibi naturali o che siano minimamente processati, scegliendo possibilmente piatti preparati in casa, buoni per il corpo e per la mente.

Cibi ultra-processati: salute o interessi?

Ciò che dovremmo chiederci è: come mai viene prodotto questo tipo di alimenti se è comprovato che non facciano bene alla nostra salute?

Come detto in precedenza la comodità d’uso e la lunga conservabilità risultano essere due “valori aggiunti” agli occhi del consumatore. Di conseguenza uno dei motivi cardine di questa produzione è la redditività che ne deriva, possibile oltretutto grazie all’utilizzo di ingredienti a basso costo.

Grazie all’insieme di tutte queste caratteristiche, i produttori riescono a garantirsi le vendite.
Oggi gli alimenti ultra-processati costituiscono ben il 50-60% dell’assunzione totale di energia giornaliera in diversi paesi ad alto reddito, sono diversi gli studi in grado di confermarci quest’ultimo dato.

Di pari passo, nel corso dell’ultimo secolo, è incrementato anche il quantitativo di persone in sovrappeso e obese. Sarà una coincidenza?

Per rispondere a quest’altra domanda la NutriNet-Santé ha condotto diversi studi su un vasto campione di popolazione (circa 110.260 partecipanti), di cui ha controllato le assunzioni dietetiche quotidiane con una specifica attenzione alla composizione stessa degli alimenti in questione.

Quello che ne è emerso è stata un’associazione positiva tra assunzione di alimenti ultra-processati ed aumento del BMI nei soggetti-campione, con conseguente maggior rischio di sviluppare obesità severa: fattore negativo non solo a livello estetico, come si è soliti pensare, bensì a livello salutare. Soggetti con questo tipo di patologie, infatti, possono essere maggiormente esposti a pericoli di tipo cardiovascolare.

Dati non dissimili sono stati raccolti in studi condotti specificatamente sull’età infantile ed adolescenziale, dove sono proprio queste cattive abitudini a portare il giovane ad incorrere in maggiori rischi per la propria salute.

Cibi ultra-processati: come identificarli e perché evitarli

Identificare questo tipo di alimenti è più facile di quello che pensiamo: possiamo affidarci all’etichetta nutrizionale e verificare se l’elenco di ingredienti contiene almeno un elemento tipico degli alimenti ultra-processati.

Parliamo, ad esempio, di:

  • sciroppo di mais
  • fruttosio
  • oli idrogenati
  • addensanti
  • nitrati
  • conservanti
  • additivi chimici

A colpo d’occhio sembrerebbe un elenco innocuo ma pensiamo, ad esempio, agli emulsionanti: sono in grado di conferire la capacità di amalgamarsi in modo ottimale al nostro piatto, ma dopo essere ingeriti possono andare a rimuovere la parte di muco che riveste e protegge le cellule intestinali. Questo piccolo grande accorgimento ci può quindi permettere di operare in poco tempo le scelte migliori per noi e per la nostra salute.

I motivi per cui evitare questo tipo di cibi è dato anche dalla carenza di nutrienti: la presenza di micronutrienti come minerali e vitamine, essenziali per le nostre funzioni vitali a livello cellulare, risulta ridotta; al contrario vi è una ricchezza di acidi grassi trans che finiscono per trasformarsi in colesterolo LDL, il quale andrà ad accumularsi in arterie e fegato.
Ridotto è anche il quantitativo di fibre, essenziali per l’assorbimento dei nutrienti.

A livello sensoriale, questo tipo di alimenti, risulta spesso essere eccessivamente dolce o salato, in un gusto decisamente innaturale!

Lavoriamo alla nostra salute

Ricordiamoci sempre che è lo stile di vita quotidiano a farla da padrona nella sfera della salute: non solo le corrette abitudini alimentari, ma anche una vita fisicamente attiva. È rimarcando su questo concetto che la SlowFood ha di recente ammonito la società odierna sulla minaccia esercitata da queste due carenze, citando nello specifico uno studio condotto dall’US Centers for Disease Control and Prevention secondo il quale l’aumentato apporto di calorie proveniente da cibi industriali, sia in grado di diminuire in egual misura la funzionalità di cuore e sistema circolatorio.

La CDC non si è limitata ad analizzare questo fatto bensì ha individuato 7 fattori di rischio sui quali ognuno di noi può quotidianamente intervenire per controllare e migliorare la propria salute cardiovascolare:

  • tenere il colesterolo controllato
  • monitorare la glicemia
  • porre l’accento sulla qualità degli alimenti scelti quotidianamente
  • perdere peso in riferimento a situazioni specifiche in cui sia richiesto
  • monitorare la pressione sanguigna
  • mantenere un’attività fisica quotidiana
  • abolire il fumo

È tutto più facile di quello che sembra: una maggior attenzione all’origine e alla tipologia dei cibi che utilizziamo per nutrirci quotidianamente ci porterebbe ad un diretto miglioramento del profilo glicemico e lipidico e ad una conseguente perdita di peso, spesso correlata alla scarsa qualità dei prodotti di cui ci serviamo. Non è raro sentir dire di mangiar “poco” e poi osservare che il quantitativo calorico introdotto risulta elevato per la ricchezza di grassi industriali presenti all’interno dei piccoli snack o di zuccheri all’interno delle bevande gassate con cui li accompagniamo. Muoversi e praticare una costante attività fisica, ci permette un ulteriore miglioramento del profilo cardiovascolare e di salute stessa! Provare per credere.

Conclusioni

Oggigiorno tendiamo spesso a ricorrere a quelle soluzioni che ci appaiono “più comode” e quindi “più veloci” senza dare il giusto peso al pasto e alla sua preparazione. In questo modo trascuriamo un momento essenziale delle nostre giornate, un rito dove possiamo coccolarci, ricaricarci e nutrirci sia fisicamente che mentalmente. Occorre in questo senso operare un’inversione di marcia a favore del consumo di cibi naturali, semplici, genuini e soprattutto ricchi di nutrienti benefici per la nostra salute.

Sia chiaro che questo non vuol dire eliminare totalmente dalla nostra vita qualsiasi alimento che presenti, ad esempio, traccia di emulsionanti, bensì fare attenzione a non eccedere e nutrirci consapevolmente!

La consapevolezza alimentare, intesa come il consumo di pasti moderati e semplici, unita al movimento e ad una pratica dell’attività fisica costanti come suggerito dagli esperti, ci permettono facilmente di fare un salto di qualità nei confronti del nostro stesso corpo e del suo benessere. La bella notizia è che siamo solo noi ad essere padroni di queste nostre scelte, e possiamo farle ogni giorno!

 

Fonte: Biopills

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