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	<title>Previdir</title>
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	<description>Fondo Assistenza Previdir</description>
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	<title>Previdir</title>
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	<item>
		<title>Movimento e salute metabolica: perché l’esercizio fisico aiuta a prevenire il diabete</title>
		<link>https://www.previdir.it/movimento-e-salute-metabolica-perche-lesercizio-fisico-aiuta-a-prevenire-il-diabete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha consolidato una certezza: l’attività fisica non è soltanto un’abitudine salutare, ma un vero e proprio strumento di prevenzione. Tra i suoi effetti più importanti vi è la capacità di migliorare la gestione degli zuccheri nel sangue e di ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha consolidato una certezza: l’attività fisica non è soltanto un’abitudine salutare, ma un vero e proprio strumento di prevenzione. Tra i suoi effetti più importanti vi è la capacità di migliorare la gestione degli zuccheri nel sangue e di ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.</p>
<p>In particolare, le evidenze più recenti mostrano come la combinazione di esercizi aerobici e di forza possa favorire un migliore controllo metabolico, aumentando la sensibilità all’insulina e contribuendo al benessere generale dell’organismo.</p>
<h4>Cos’è l’insulino-resistenza e perché rappresenta un rischio</h4>
<p>Il diabete di tipo 2 è oggi una delle patologie croniche più diffuse. Alla base della sua comparsa si trova spesso una condizione chiamata insulino-resistenza.</p>
<p>Normalmente l’insulina, ormone prodotto dal pancreas, permette al glucosio presente nel sangue di entrare nelle cellule e di essere utilizzato come fonte di energia. Quando le cellule diventano meno sensibili all’azione dell’insulina, il glucosio tende ad accumularsi nel sangue e il pancreas è costretto a produrne quantità sempre maggiori per compensare.</p>
<p>Nel tempo questo meccanismo può esaurirsi, favorendo l’insorgenza di iperglicemia cronica e, successivamente, del diabete di tipo 2.</p>
<p>Sedentarietà, sovrappeso e cattive abitudini alimentari rappresentano alcuni dei principali fattori che contribuiscono allo sviluppo dell’insulino-resistenza.</p>
<h4>Allenamento combinato: la strategia più efficace</h4>
<p>Numerosi studi hanno analizzato l’effetto dell’esercizio fisico sul metabolismo del glucosio. Tra le strategie più efficaci emerge l’allenamento combinato, che integra attività aerobica ed esercizi di resistenza muscolare.</p>
<p>Una meta-analisi che ha coinvolto oltre 850 adulti sedentari non affetti da diabete ha evidenziato come questa tipologia di allenamento sia in grado di migliorare in modo significativo i principali parametri metabolici.</p>
<p>Tra gli approcci che hanno mostrato i risultati migliori figurano:</p>
<ul>
<li>programmi che alternano allenamenti aerobici ad alta intensità (HIIT) e sedute di forza in giornate separate;</li>
<li>allenamenti combinati svolti ad alta intensità;</li>
<li>sessioni di lunga durata, superiori a un’ora;</li>
<li>programmi protratti per diversi mesi.</li>
</ul>
<p>I dati raccolti mostrano una riduzione dei livelli di glicemia e di insulina a digiuno, due indicatori strettamente legati al rischio di sviluppare alterazioni metaboliche.</p>
<h4>Il ruolo del Circuit Training</h4>
<p>Un altro filone di ricerca ha valutato l’efficacia del Circuit Training, una modalità di allenamento che combina esercizi cardiovascolari e di forza in sequenza.</p>
<p>In uno studio condotto su donne con diagnosi recente di insulino-resistenza, un programma di tre mesi con tre allenamenti settimanali ha prodotto risultati interessanti.</p>
<p>Pur senza modificare le abitudini alimentari delle partecipanti, l’allenamento ha determinato un aumento significativo della massa muscolare magra, considerata particolarmente importante per il corretto funzionamento del metabolismo.</p>
<p>Sono stati inoltre osservati adattamenti fisiologici a livello muscolare, confermando come il movimento stimoli una serie di processi biologici favorevoli alla salute.</p>
<h4>Prevenzione prima di tutto</h4>
<p>I risultati suggeriscono che l’attività fisica svolga il suo ruolo più efficace nella prevenzione delle alterazioni metaboliche.</p>
<p>Quando il metabolismo è ancora in equilibrio, l’allenamento combinato contribuisce a migliorare la capacità dell’organismo di utilizzare il glucosio e di rispondere correttamente all’insulina. Nei soggetti che presentano già una condizione di insulino-resistenza, invece, i benefici sembrano riguardare soprattutto la composizione corporea e la funzionalità muscolare, mentre il recupero della sensibilità insulinica richiede interventi più specifici e personalizzati.</p>
<h4>L’esercizio come alleato della salute</h4>
<p>Le evidenze scientifiche confermano che l’attività fisica regolare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute metabolica.</p>
<p>Combinare esercizi aerobici e di forza consente non solo di migliorare la forma fisica, ma anche di supportare il corretto funzionamento dei meccanismi che regolano la glicemia e l’utilizzo dell’energia da parte dell’organismo.</p>
<p>In un contesto in cui diabete e disturbi metabolici sono sempre più diffusi, il movimento si conferma una delle strategie preventive più accessibili, sicure ed efficaci a disposizione di tutti.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.altrogiornale.org/la-terapia-del-movimento-come-lallenamento-regola-linsulina/" target="_blank" rel="noopener">ALTROGIORNALE</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Protesi mammarie in Italia: la ricostruzione supera gli interventi estetici</title>
		<link>https://www.previdir.it/protesi-mammarie-in-italia-la-ricostruzione-supera-gli-interventi-estetici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, gli interventi con impianto di protesi mammarie in Italia hanno registrato un cambiamento significativo. Se in passato la maggior parte delle operazioni era motivata da esigenze estetiche, oggi prevalgono gli interventi di ricostruzione mammaria, spesso conseguenti a patologie oncologiche o a malformazioni congenite. I dati più recenti del Registro Nazionale degli Impianti  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, gli interventi con impianto di protesi mammarie in Italia hanno registrato un cambiamento significativo. Se in passato la maggior parte delle operazioni era motivata da esigenze estetiche, oggi prevalgono gli interventi di ricostruzione mammaria, spesso conseguenti a patologie oncologiche o a malformazioni congenite.</p>
<p>I dati più recenti del Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari mostrano come la chirurgia ricostruttiva rappresenti ormai la principale indicazione per l’utilizzo delle protesi mammarie nel nostro Paese.</p>
<h4>Oltre 68 mila interventi in due anni</h4>
<p>Tra il 2023 e il 2025 sono stati registrati quasi 69 mila interventi chirurgici correlati alle protesi mammarie. La maggior parte delle procedure ha riguardato nuovi impianti, mentre una quota più contenuta è stata destinata alla rimozione o sostituzione delle protesi esistenti.</p>
<p>Un dato particolarmente rilevante riguarda le motivazioni che hanno portato all’intervento: oltre la metà delle procedure è stata eseguita per finalità ricostruttive, mentre gli interventi esclusivamente estetici hanno rappresentato una percentuale inferiore.</p>
<p>Questo trend evidenzia il ruolo sempre più importante della chirurgia plastica e ricostruttiva nel percorso di cura e recupero delle pazienti che affrontano patologie della mammella.</p>
<h4>Un sistema di monitoraggio a tutela delle pazienti</h4>
<p>L’Italia dispone di uno dei sistemi di controllo più avanzati in Europa per quanto riguarda le protesi mammarie.</p>
<p>Il Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari consente di tracciare ogni impianto e ogni rimozione effettuati sul territorio nazionale, garantendo un monitoraggio costante dei dispositivi utilizzati e delle pazienti coinvolte.</p>
<p>Grazie alla registrazione obbligatoria degli interventi, è possibile intervenire rapidamente in caso di problematiche legate a specifici dispositivi, migliorando la sicurezza e la gestione clinica nel lungo periodo.</p>
<p>Questo sistema si è rivelato particolarmente utile anche per individuare e monitorare eventuali complicanze rare associate alle protesi mammarie.</p>
<h4>L’importanza dei controlli periodici</h4>
<p>Le protesi mammarie moderne sono progettate per garantire elevati standard di sicurezza, ma non sono dispositivi permanenti.</p>
<p>Con il passare degli anni possono essere soggette a usura, alterazioni o, in alcuni casi, rotture che richiedono una sostituzione. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici, secondo le indicazioni dello specialista.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, un monitoraggio regolare attraverso esami diagnostici consente di verificare lo stato delle protesi e individuare precocemente eventuali anomalie.</p>
<h4>Ricostruzione mammaria e qualità della vita</h4>
<p>Tra gli aspetti più significativi emersi dai dati vi è il ricorso sempre più frequente alla ricostruzione immediata dopo interventi chirurgici per tumore al seno.</p>
<p>Questa soluzione permette a molte pazienti di affrontare il percorso terapeutico con un impatto psicologico e fisico meno gravoso, favorendo il recupero dell’immagine corporea e contribuendo al benessere complessivo.</p>
<p>La ricostruzione mammaria rappresenta oggi una componente importante del percorso di cura, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto per il suo valore nella qualità della vita e nel recupero psicologico delle pazienti.</p>
<h4>Sicurezza, prevenzione e informazione</h4>
<p>L’evoluzione delle tecniche chirurgiche e dei sistemi di monitoraggio ha reso gli interventi con protesi mammarie sempre più sicuri e controllati.</p>
<p>Accanto alla qualità dei dispositivi e delle procedure, restano fondamentali la corretta informazione delle pazienti, il rispetto dei controlli periodici e la possibilità di contare su sistemi di sorveglianza efficaci che garantiscano la massima tutela della salute nel tempo.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/26_maggio_05/mastoplastica-e-ricostruzione-del-seno-in-italia-prevale-la-scelta-medica-all-estetica-l-eta-media-fra-i-38-e-i-50-anni-7e39f369-3dfb-43ee-8fd9-82f939f4exlk.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener">CORRIERE</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Pressione Sanguigna: quando cambia la definizione di normalità</title>
		<link>https://www.previdir.it/pressione-sanguigna-quando-cambia-la-definizione-di-normalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:59:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni il modo di interpretare la pressione arteriosa è cambiato significativamente. Valori che in passato venivano spesso considerati compatibili con una condizione fisiologica sono oggi classificati in modo diverso dalle linee guida più recenti, con conseguenze importanti sulla diagnosi e sul trattamento. Questo cambiamento ha ampliato il numero di persone considerate a rischio  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni il modo di interpretare la pressione arteriosa è cambiato significativamente. Valori che in passato venivano spesso considerati compatibili con una condizione fisiologica sono oggi classificati in modo diverso dalle linee guida più recenti, con conseguenze importanti sulla diagnosi e sul trattamento.</p>
<p>Questo cambiamento ha ampliato il numero di persone considerate a rischio cardiovascolare e potenzialmente candidabili a una terapia farmacologica. Tale evoluzione ha alimentato un dibattito che coinvolge medici, ricercatori e professionisti della salute, i quali si interrogano sulle motivazioni e sugli effetti di questa trasformazione.</p>
<h4>Il dibattito sulla medicalizzazione</h4>
<p>Una parte della comunità scientifica ritiene che l&#8217;abbassamento delle soglie diagnostiche rappresenti un progresso nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Altri osservatori, invece, sostengono che tale approccio possa contribuire a una crescente medicalizzazione della popolazione, trasformando condizioni precedentemente considerate normali in problemi sanitari da trattare.</p>
<p>Secondo questa visione critica, l&#8217;estensione dei criteri diagnostici rischierebbe di aumentare il numero di persone sottoposte a trattamenti farmacologici senza che i benefici siano sempre proporzionati ai possibili effetti indesiderati. Inoltre, viene spesso evidenziata la necessità di prestare attenzione ai potenziali conflitti di interesse che possono emergere nei processi di elaborazione delle linee guida e nella ricerca clinica.</p>
<h4>Il ruolo delle linee guida</h4>
<p>Le linee guida rappresentano strumenti fondamentali per orientare la pratica medica, ma la loro continua revisione può generare interrogativi e incertezze sia tra i professionisti sia tra i pazienti. Alcuni esperti sottolineano come la frequente modifica dei parametri diagnostici possa rendere difficile distinguere tra una reale evoluzione delle conoscenze scientifiche e un semplice cambiamento dei criteri di classificazione.</p>
<p>Da questa prospettiva, il rischio sarebbe quello di considerare malate persone che presentano valori solo lievemente superiori ai nuovi limiti stabiliti, portandole verso percorsi terapeutici non sempre indispensabili.</p>
<h4>La centralità della persona</h4>
<p>Un tema ricorrente nel dibattito riguarda l&#8217;importanza di valutare ogni individuo nella sua complessità, evitando di basare le decisioni esclusivamente su un singolo parametro numerico. La pressione arteriosa rappresenta infatti solo uno degli elementi che contribuiscono alla valutazione complessiva dello stato di salute.</p>
<p>Per questo motivo, molti professionisti sostengono la necessità di personalizzare le scelte terapeutiche, considerando età, stile di vita, storia clinica, fattori di rischio e condizioni generali della persona.</p>
<h4>Una riflessione aperta</h4>
<p>La discussione sulla pressione arteriosa e sulle sue soglie diagnostiche rimane aperta. Da un lato vi è l&#8217;obiettivo di prevenire malattie e complicanze cardiovascolari; dall&#8217;altro emerge l&#8217;esigenza di evitare trattamenti non necessari e di mantenere una visione equilibrata della salute.</p>
<p>Più che concentrarsi esclusivamente sui numeri, la sfida consiste nel promuovere una valutazione critica e personalizzata, capace di integrare evidenze scientifiche, esperienza clinica e caratteristiche individuali. In questo modo la salute può essere considerata come un equilibrio complesso e dinamico, che non può essere ridotto a un singolo valore misurato.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.altrogiornale.org/pressione-sanguigna-normalita-non-piu-normale/" target="_blank" rel="noopener">ALTROGIORNALE</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<item>
		<title>Terapia genica e sordità congenita: risultati promettenti da uno studio internazionale</title>
		<link>https://www.previdir.it/terapia-genica-e-sordita-congenita-risultati-promettenti-da-uno-studio-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature apre nuove prospettive nel trattamento della sordità congenita di origine genetica. I risultati di uno studio clinico internazionale mostrano infatti come una terapia genica sperimentale sia riuscita a migliorare significativamente la capacità uditiva di persone affette da una rara forma di sordità presente fin dalla nascita. Un  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature apre nuove prospettive nel trattamento della sordità congenita di origine genetica. I risultati di uno studio clinico internazionale mostrano infatti come una terapia genica sperimentale sia riuscita a migliorare significativamente la capacità uditiva di persone affette da una rara forma di sordità presente fin dalla nascita.</p>
<h4>Un passo avanti nella cura della sordità genetica</h4>
<p>La sordità congenita rappresenta una condizione che può influire profondamente sullo sviluppo del linguaggio, dell&#8217;apprendimento e delle capacità cognitive. Si stima che circa il 60% dei casi sia riconducibile a cause genetiche e, ad oggi, non esistono farmaci approvati in grado di correggere direttamente queste alterazioni.</p>
<p>Lo studio si è concentrato su una particolare mutazione del gene OTOF, responsabile della produzione dell&#8217;otoferlina, una proteina essenziale per la trasmissione dei segnali sonori dall&#8217;orecchio interno al cervello. Quando questo gene è alterato, il processo di comunicazione tra l&#8217;apparato uditivo e il sistema nervoso viene compromesso, causando una grave perdita dell&#8217;udito.</p>
<h4>Come funziona la terapia</h4>
<p>La terapia sperimentale utilizza un vettore virale inattivato per trasportare una copia funzionante del gene OTOF direttamente nell&#8217;orecchio interno. Una volta raggiunte le cellule bersaglio della coclea, il gene corretto fornisce le istruzioni necessarie per produrre l&#8217;otoferlina e ripristinare la trasmissione dei segnali acustici.</p>
<p>L&#8217;intervento non modifica il DNA del paziente, ma consente alle cellule di svolgere nuovamente la loro funzione biologica, favorendo il recupero dell&#8217;udito.</p>
<h4>I risultati dello studio</h4>
<p>La sperimentazione ha coinvolto 42 persone con sordità bilaterale profonda, di età compresa tra nove mesi e 32 anni. I risultati hanno evidenziato un miglioramento significativo della capacità uditiva nel 90% dei partecipanti.</p>
<p>In alcuni casi, i primi benefici sono stati osservati già dopo due settimane dal trattamento. I progressi più rilevanti si sono manifestati nelle prime sei settimane, raggiungendo il massimo effetto intorno al sesto mese. Dopo due anni e mezzo di monitoraggio, circa la metà dei pazienti ha recuperato livelli uditivi considerati nella norma.</p>
<p>Particolarmente incoraggianti sono stati i risultati nei bambini e negli adolescenti, che hanno mostrato non solo una maggiore percezione dei suoni, ma anche un progressivo sviluppo delle capacità linguistiche e comunicative.</p>
<h4>Una svolta per la medicina rigenerativa</h4>
<p>L&#8217;importanza di questo studio va oltre il trattamento della specifica mutazione genetica coinvolta. La ricerca dimostra infatti che la terapia genica può essere applicata con successo anche a strutture estremamente complesse come l&#8217;orecchio interno, un obiettivo che fino a pochi anni fa era considerato molto difficile da raggiungere.</p>
<p>Pur essendo necessari ulteriori studi per verificare l&#8217;efficacia della tecnologia su altre forme di sordità genetica, i risultati ottenuti rappresentano una prova concreta del potenziale della medicina genetica nel trattamento delle patologie dell&#8217;udito.</p>
<h4>Le prospettive future</h4>
<p>La possibilità di correggere direttamente le cause genetiche della sordità potrebbe cambiare radicalmente l&#8217;approccio terapeutico nei prossimi anni, offrendo nuove opportunità soprattutto ai bambini nati con deficit uditivi ereditari.</p>
<p>La ricerca è ancora in fase di sviluppo, ma i dati raccolti finora indicano una direzione promettente non solo per le forme congenite di sordità, ma anche per altre condizioni legate alla perdita progressiva dell&#8217;udito. Un risultato che conferma il ruolo sempre più centrale della terapia genica nella medicina del futuro.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/29/terapia-genica-rivoluziona-la-sordita-pazienti-sordi-dalla-nascita-tornano-a-sentire-sussurri-e-a-parlare-lo-studio-sorprende-gli-scienziati/8370125/" target="_blank" rel="noopener">ILFATTOQUOTIDIANO</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.previdir.it/terapia-genica-e-sordita-congenita-risultati-promettenti-da-uno-studio-internazionale/">Terapia genica e sordità congenita: risultati promettenti da uno studio internazionale</a> proviene da <a href="https://www.previdir.it">Previdir</a>.</p>
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		<item>
		<title>Previdenza complementare: sale a 5.300 euro il nuovo plafond di deducibilità</title>
		<link>https://www.previdir.it/previdenza-complementare-sale-a-5-300-euro-il-nuovo-plafond-di-deducibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la Legge di Bilancio 2026 cambia uno dei principali incentivi fiscali legati alla previdenza complementare: il limite annuale di deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione viene infatti innalzato da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Una novità attesa da tempo, che aggiorna una soglia rimasta invariata per quasi vent’anni. La misura si applica all’intero  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la <strong>Legge di Bilancio 2026</strong> cambia uno dei principali incentivi fiscali legati alla previdenza complementare: il <strong>limite annuale di deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione viene infatti innalzato da 5.164,57 euro a 5.300 euro</strong>. Una novità attesa da tempo, che aggiorna una soglia rimasta invariata per quasi vent’anni.</p>
<p>La misura si applica all’intero periodo d’imposta 2026, pur entrando formalmente in vigore dal 1° luglio 2026, e rappresenta un ulteriore segnale di attenzione verso gli strumenti di risparmio previdenziale integrativo.</p>
<h4>Cosa cambia per lavoratori e aziende</h4>
<p>Nel nuovo plafond rientrano sia i contributi versati direttamente dal lavoratore sia quelli eventualmente versati dal datore di lavoro. Restano invece esclusi i conferimenti di TFR, che continuano a seguire una disciplina fiscale autonoma.</p>
<p>L’aumento del limite consente quindi di incrementare la quota di contribuzione fiscalmente agevolata, migliorando l’efficienza del piano previdenziale soprattutto per chi versa importi elevati o beneficia di contribuzione aziendale.</p>
<h4>Attenzione ai contributi non dedotti</h4>
<p>I contributi che non beneficiano della deduzione – perché eccedenti il limite previsto oppure in assenza di capienza fiscale – devono essere comunicati al fondo pensione come “contributi non dedotti”.</p>
<p>Questa comunicazione è fondamentale perché permette di evitare una doppia tassazione al momento della prestazione pensionistica.</p>
<p>Il termine ordinario per la comunicazione è il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento, oppure la data di richiesta della prestazione finale.</p>
<h4>Il caso dei contribuenti forfettari e degli incapienti</h4>
<p>Per i soggetti in regime forfettario, la deduzione non produce effetti in assenza di redditi assoggettati a IRPEF ordinaria. Lo stesso vale per i contribuenti incapienti.</p>
<p>Anche in questi casi, tuttavia, è importante segnalare al fondo i contributi non dedotti, così da preservare il beneficio fiscale futuro sulle prestazioni.</p>
<p>Restano inoltre validi gli altri vantaggi della previdenza complementare:</p>
<ul>
<li><strong>tassazione agevolata dei rendimenti;</strong></li>
<li><strong>esclusione dall’ISEE;</strong></li>
<li><strong>esclusione dall’imposta patrimoniale dello 0,2%;</strong></li>
<li><strong>riduzione della tassazione finale grazie all’anzianità di partecipazione.</strong></li>
</ul>
<h4>Contributi versati per familiari fiscalmente a carico</h4>
<p>La normativa conferma la possibilità di dedurre anche i contributi versati a favore di familiari fiscalmente a carico, entro il limite complessivo previsto.</p>
<p>La deduzione spetta prioritariamente al familiare titolare della posizione previdenziale, se dispone di redditi propri; la quota eventualmente non dedotta può invece essere recuperata dal soggetto che lo ha fiscalmente a carico e che ha sostenuto la spesa.</p>
<p>È quindi importante poter documentare correttamente chi ha effettuato il pagamento, soprattutto in presenza di conti correnti cointestati.</p>
<h4>Un vantaggio fiscale concreto nel lungo periodo</h4>
<p>L’incremento della soglia di deducibilità rafforza ulteriormente la convenienza fiscale dei fondi pensione.</p>
<p>Secondo l’esempio riportato nell’analisi tecnica, un lavoratore autonomo che versa 1.500 euro annui in un fondo pensione può ottenere già dal primo anno un beneficio fiscale di circa 370 euro.</p>
<p>Nel lungo periodo, grazie alla combinazione tra deducibilità dei contributi e tassazione agevolata delle prestazioni, il vantaggio economico complessivo può diventare particolarmente significativo rispetto ad altre forme di risparmio.</p>
<h4>Previdenza complementare: una leva sempre più strategica</h4>
<p>L’aggiornamento del plafond rappresenta un passo importante verso il rafforzamento della previdenza complementare in Italia, soprattutto in un contesto in cui il tema dell’adeguatezza pensionistica assume un ruolo sempre più centrale per lavoratori, professionisti e imprese.</p>
<p>Per questo motivo, valutare correttamente la propria strategia previdenziale oggi significa anche sfruttare in modo efficiente tutte le opportunità fiscali disponibili.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.assinews.it/04/2026/il-plafond-di-deducibilita-nella-previdenza-complementare/660122427/?utm_source=newsletter-apr&amp;utm_medium=email%20utm_campaign=Newsletter%2BProspect" target="_blank" rel="noopener">ASSINEWS</a></strong></p>
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		<title>Protezione solare: perché la prevenzione non passa solo dalla crema</title>
		<link>https://www.previdir.it/protezione-solare-perche-la-prevenzione-non-passa-solo-dalla-crema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 10:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo della bella stagione aumenta il tempo trascorso all’aria aperta e, di conseguenza, anche l’esposizione ai raggi UV. Sebbene la crema solare rappresenti uno strumento importante di protezione, gli esperti ricordano che non è sufficiente da sola a prevenire i danni cutanei causati dal sole. Negli ultimi anni si è osservato un costante aumento  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’arrivo della bella stagione aumenta il tempo trascorso all’aria aperta e, di conseguenza, anche l’esposizione ai raggi UV. Sebbene la crema solare rappresenti uno strumento importante di protezione, gli esperti ricordano che non è sufficiente da sola a prevenire i danni cutanei causati dal sole.</p>
<p>Negli ultimi anni si è osservato un costante aumento dei casi di melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle. La causa principale resta l’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto quando avviene senza adeguate precauzioni. Anche una sola scottatura importante può aumentare significativamente il rischio nel tempo.</p>
<h4>Il falso senso di sicurezza della crema solare</h4>
<p>Diversi studi internazionali hanno evidenziato quello che viene definito il “<strong>paradosso della crema solare</strong>”: molte persone, sentendosi protette dal filtro solare, tendono a esporsi al sole più a lungo e nelle ore più rischiose, senza adottare ulteriori misure preventive.</p>
<p>Il problema non riguarda l’efficacia della crema, ma il suo utilizzo scorretto: spesso viene applicata in quantità insufficienti, non viene riapplicata con la giusta frequenza oppure si sottovaluta la necessità di proteggersi anche con abbigliamento adeguato.</p>
<h4>L’abbigliamento come prima barriera protettiva</h4>
<p>Uno dei modi più efficaci per limitare i danni da <strong>raggi UV</strong> è coprire la pelle con indumenti leggeri ma protettivi. Tessuti naturali e traspiranti, come lino e cotone, aiutano a schermare la pelle senza aumentare la sensazione di caldo. Anche i colori hanno un ruolo importante: le tonalità scure o vivaci tendono ad assorbire meglio i raggi UV rispetto ai colori molto chiari.</p>
<p>Particolare attenzione va dedicata anche a occhi, viso e cuoio capelluto, zone spesso trascurate ma molto sensibili all’esposizione solare. Occhiali con filtri UV certificati e cappelli a tesa larga possono offrire una protezione aggiuntiva fondamentale.</p>
<h4>Come proteggersi correttamente dal sole</h4>
<p>Per ridurre il rischio di danni alla pelle durante i mesi più caldi, è utile seguire alcune semplici abitudini:</p>
<ul>
<li>utilizzare la crema solare in quantità adeguata e riapplicarla frequentemente;</li>
<li>preferire indumenti leggeri ma coprenti;</li>
<li>scegliere occhiali da sole con protezione UV certificata;</li>
<li>indossare cappelli a tesa larga;</li>
<li>limitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata;</li>
<li>verificare, quando possibile, la presenza di capi con protezione UPF, studiati per schermare i raggi ultravioletti.</li>
</ul>
<h4>La prevenzione parte dalla consapevolezza</h4>
<p>La protezione della pelle non dipende da un solo prodotto, ma da un insieme di comportamenti corretti. La crema solare resta uno strumento indispensabile, ma deve essere accompagnata da attenzione, buon senso e adeguate misure di protezione quotidiana.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/29/crema-solare-il-paradosso-che-allarma-gli-oncologi-usarla-male-puo-aumentare-il-rischio-melanoma/8369971/" target="_blank" rel="noopener">ILFATTOQUOTIDIANO</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Allergie alimentari: i cibi più a rischio e come riconoscere i segnali</title>
		<link>https://www.previdir.it/allergie-alimentari-i-cibi-piu-a-rischio-e-come-riconoscere-i-segnali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 12:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le allergie alimentari rappresentano un problema sempre più diffuso e, nei casi più gravi, possono provocare reazioni molto pericolose per la salute. Alcuni alimenti comunemente presenti nella dieta quotidiana, pur essendo generalmente salutari, possono infatti scatenare risposte immunitarie severe in soggetti predisposti. Secondo gli esperti, gli alimenti maggiormente associati alle forme allergiche più serie sono  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le allergie alimentari rappresentano un problema sempre più diffuso e, nei casi più gravi, possono provocare reazioni molto pericolose per la salute. Alcuni alimenti comunemente presenti nella dieta quotidiana, pur essendo generalmente salutari, possono infatti scatenare risposte immunitarie severe in soggetti predisposti.</p>
<p>Secondo gli esperti, gli alimenti maggiormente associati alle forme allergiche più serie sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, crostacei e pesce. Le allergie possono comparire a qualsiasi età, anche se risultano più frequenti nei bambini.</p>
<h4>Cosa sono le allergie alimentari</h4>
<p>L’allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario che si manifesta ogni volta che l’organismo entra in contatto con uno specifico alimento. A differenza delle intolleranze, le allergie coinvolgono una risposta immunitaria vera e propria e possono avere conseguenze anche molto gravi.</p>
<p>Gli specialisti stimano che almeno il 4-5% della popolazione italiana soffra di allergie alimentari e che una parte di questi soggetti sia a rischio di shock anafilattico, la forma più severa di reazione allergica.</p>
<p>Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle allergie legate soprattutto alla frutta a guscio e alle arachidi, con una maggiore incidenza nei bambini rispetto agli adulti.</p>
<h4>I sintomi più comuni</h4>
<p>Le reazioni allergiche possono manifestarsi in modo molto diverso da persona a persona. I sintomi più frequenti includono:</p>
<ul>
<li><strong>prurito;</strong></li>
<li><strong>orticaria;</strong></li>
<li><strong>gonfiore di labbra e lingua;</strong></li>
<li><strong>nausea e dolori addominali;</strong></li>
<li><strong>difficoltà respiratorie;</strong></li>
<li><strong>abbassamento della pressione arteriosa.</strong></li>
</ul>
<p>Nei casi più gravi può verificarsi una reazione anafilattica, che si sviluppa rapidamente dopo l’assunzione dell’alimento responsabile e richiede un intervento immediato.</p>
<h4>Perché le allergie alimentari sono in aumento</h4>
<p>Le cause dell’aumento delle allergie alimentari sono molteplici e ancora oggetto di studio. Tra i fattori più spesso indicati dagli specialisti ci sono i cambiamenti nello stile di vita moderno, la ridotta esposizione a microbi e ambiente naturale nei primi anni di vita, l’aumento dell’uso di antibiotici e la crescente urbanizzazione.</p>
<p>Anche alcune proteine presenti in frutta, ortaggi, cereali e semi possono provocare reazioni allergiche importanti in soggetti predisposti.</p>
<h4>Cosa fare in caso di reazione grave</h4>
<p>In presenza di sintomi compatibili con una reazione allergica severa è fondamentale contattare immediatamente i soccorsi. Nei soggetti già diagnosticati può essere necessario utilizzare adrenalina auto-iniettabile secondo le indicazioni del medico.</p>
<p>È importante inoltre non lasciare sola la persona colpita e attendere l’intervento sanitario, poiché lo shock anafilattico può evolvere molto rapidamente.</p>
<h4>Le possibili terapie</h4>
<p>La prima forma di prevenzione consiste nell’evitare l’alimento responsabile della reazione allergica. In alcuni casi possono essere adottati percorsi di desensibilizzazione controllata o terapie innovative ancora in fase di sviluppo.</p>
<p>Alcune allergie alimentari tendono a diminuire con il tempo, soprattutto durante l’infanzia, mentre altre possono persistere anche in età adulta.</p>
<h4>Informazione e prevenzione fanno la differenza</h4>
<p>Conoscere i segnali delle allergie alimentari e imparare a gestirle correttamente è fondamentale per ridurre i rischi e migliorare la qualità della vita delle persone coinvolte. Una diagnosi tempestiva e il supporto specialistico permettono infatti di affrontare la condizione con maggiore sicurezza e consapevolezza.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.repubblica.it/salute/2026/04/28/news/ecco_i_5_alimenti_che_possono_provocare_allergie_anche_mortali-425309349/" target="_blank" rel="noopener">REPUBBLICA.IT</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Cataratta: come l’Intelligenza Artificiale sta migliorando la chirurgia oculare</title>
		<link>https://www.previdir.it/cataratta-come-lintelligenza-artificiale-sta-migliorando-la-chirurgia-oculare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 12:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cataratta è una delle patologie oculari più diffuse, soprattutto con l’avanzare dell’età. I sintomi si manifestano gradualmente: la vista diventa meno nitida, i contorni appaiono sfocati e attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti possono diventare più difficili. Oggi, però, l’innovazione tecnologica sta aprendo nuove prospettive nel trattamento di questa condizione, grazie  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La cataratta è una delle patologie oculari più diffuse, soprattutto con l’avanzare dell’età. I sintomi si manifestano gradualmente: la vista diventa meno nitida, i contorni appaiono sfocati e attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti possono diventare più difficili. Oggi, però, l’innovazione tecnologica sta aprendo nuove prospettive nel trattamento di questa condizione, grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale applicata alla chirurgia oculare.</p>
<h4>Una patologia sempre più diffusa</h4>
<p>La cataratta consiste nell’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio che permette alla luce di raggiungere correttamente la retina. Con il tempo, questo processo può compromettere in modo significativo la qualità della vista e l’autonomia della persona.</p>
<p>Secondo i dati riportati nell’articolo, la cataratta rappresenta una delle principali cause di disturbi visivi nel mondo e, in Italia, l’intervento chirurgico per correggerla è tra i più eseguiti, con centinaia di migliaia di procedure ogni anno.</p>
<h4>L’Intelligenza Artificiale al servizio del chirurgo</h4>
<p>Attualmente non esistono terapie farmacologiche in grado di eliminare la cataratta: quando la vista si riduce in modo importante, il trattamento efficace resta l’intervento chirurgico, che prevede la sostituzione del cristallino opaco con una lente artificiale.</p>
<p>Le nuove tecnologie basate su Intelligenza Artificiale stanno però cambiando il modo di eseguire questa procedura. I sistemi più avanzati consentono infatti di analizzare l’occhio con estrema precisione, raccogliendo e interpretando migliaia di dati in tempo reale. Grazie a sofisticati sistemi di imaging e a software intelligenti, il trattamento può essere personalizzato sulle caratteristiche specifiche del paziente.</p>
<h4>Un intervento più preciso e personalizzato</h4>
<p>Uno degli aspetti più innovativi riguarda l’utilizzo del femtolaser supportato dall’IA. Questa tecnologia permette di pianificare incisioni e frammentazione del cristallino con maggiore accuratezza, migliorando il controllo dell’intervento e la qualità del risultato visivo finale.</p>
<p>La precisione diventa ancora più importante quando vengono impiantate lenti intraoculari di nuova generazione, progettate per correggere contemporaneamente diversi difetti visivi, come miopia, presbiopia e astigmatismo. In molti casi, queste soluzioni consentono di ridurre sensibilmente la dipendenza dagli occhiali nelle attività quotidiane.</p>
<h4>Tecnologia e competenza lavorano insieme</h4>
<p>L’Intelligenza Artificiale non sostituisce il medico, ma rappresenta un supporto avanzato che aiuta il chirurgo a pianificare e realizzare interventi sempre più accurati. L’esperienza clinica resta centrale, mentre la tecnologia contribuisce a rendere la procedura più affidabile, sicura e personalizzata.</p>
<h4>Guardare al futuro della salute visiva</h4>
<p>L’evoluzione tecnologica nella chirurgia della cataratta rappresenta un passo importante verso trattamenti sempre più efficaci e orientati alla qualità della vita. Una migliore precisione chirurgica significa infatti non solo recuperare la vista, ma anche mantenere autonomia e benessere nelle attività di tutti i giorni.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.repubblica.it/salute/2026/04/22/news/super-laser_intelligenza_artificiale_operazione_cataratta-425298650/" target="_blank" rel="noopener">REPUBBLICA.IT</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Qi Gong: l’antica disciplina che aiuta a ritrovare equilibrio e benessere</title>
		<link>https://www.previdir.it/qi-gong-lantica-disciplina-che-aiuta-a-ritrovare-equilibrio-e-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 08:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’alba, nei parchi cinesi, è facile osservare persone che si muovono lentamente in perfetta armonia con il respiro. I gesti sono fluidi, il corpo rilassato, la mente concentrata. Nessuna competizione, nessuna performance: solo presenza e ascolto interiore. Questa pratica millenaria si chiama Qi Gong ed è una delle discipline più antiche della tradizione orientale dedicate  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.previdir.it/qi-gong-lantica-disciplina-che-aiuta-a-ritrovare-equilibrio-e-benessere/">Qi Gong: l’antica disciplina che aiuta a ritrovare equilibrio e benessere</a> proviene da <a href="https://www.previdir.it">Previdir</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’alba, nei parchi cinesi, è facile osservare persone che si muovono lentamente in perfetta armonia con il respiro. I gesti sono fluidi, il corpo rilassato, la mente concentrata. Nessuna competizione, nessuna performance: solo presenza e ascolto interiore.</p>
<p>Questa pratica millenaria si chiama <strong>Qi Gong</strong> ed è una delle discipline più antiche della tradizione orientale dedicate al benessere psicofisico.</p>
<p>Il termine nasce dall’unione di due parole cinesi:</p>
<ul>
<li>Qi, che indica l’energia vitale presente in ogni essere vivente</li>
<li>Gong, che significa lavoro, esercizio costante, coltivazione</li>
</ul>
<p>Qi Gong può quindi essere tradotto come “arte di coltivare l’energia vitale”. Non si tratta semplicemente di una ginnastica dolce, ma di una pratica completa che unisce movimento, respirazione e concentrazione mentale per favorire equilibrio, salute e serenità.</p>
<h4>Una tradizione antichissima</h4>
<p>Le origini del Qi Gong risalgono a oltre quattromila anni fa. Antichi reperti archeologici e testi della medicina tradizionale cinese mostrano figure impegnate in esercizi lenti e armoniosi destinati a mantenere il corpo in equilibrio con la natura.</p>
<p>Nel corso dei secoli il Qi Gong si è sviluppato attraverso tre grandi tradizioni della cultura cinese:</p>
<ul>
<li>la <strong>medicina tradizionale cinese</strong>, che lo utilizzava per prevenire e sostenere la cura delle malattie</li>
<li>il <strong>taoismo</strong>, che lo considerava uno strumento per vivere in armonia con l’universo</li>
<li>le <strong>arti marziali</strong>, dove veniva praticato per aumentare forza, stabilità ed energia interna</li>
</ul>
<p>Pur esistendo oggi numerosi stili differenti, tutte le scuole condividono lo stesso obiettivo: favorire l’armonia tra corpo, mente ed energia vitale.</p>
<h4>Che cos’è il Qi secondo la medicina cinese</h4>
<p>Secondo la visione orientale, il corpo umano è attraversato da un flusso di energia chiamato Qi, che circola attraverso canali energetici noti come meridiani, gli stessi utilizzati nell’agopuntura.</p>
<p>Quando questa energia scorre in modo equilibrato, l’organismo mantiene vitalità e benessere. Al contrario, blocchi o squilibri possono favorire stanchezza, tensioni e disturbi fisici.</p>
<p>Il Qi Gong nasce proprio per aiutare il corpo a:</p>
<ul>
<li>riequilibrare il flusso energetico</li>
<li>migliorare la consapevolezza corporea</li>
<li>sciogliere tensioni fisiche ed emotive</li>
<li>ritrovare calma e stabilità interiore</li>
</ul>
<p>Attraverso movimenti lenti e respirazione consapevole, il praticante impara ad ascoltare il proprio corpo e a ritrovare un ritmo più naturale.</p>
<h4>Perché il Qi Gong fa bene</h4>
<p>Uno degli aspetti più apprezzati del Qi Gong è la sua accessibilità. I movimenti sono dolci, fluidi e adatti praticamente a tutti, indipendentemente dall’età o dalla preparazione fisica.</p>
<p>Diversi studi hanno evidenziato come la pratica costante possa contribuire a:</p>
<ul>
<li>ridurre stress e ansia</li>
<li>migliorare la qualità della respirazione</li>
<li>favorire la circolazione sanguigna</li>
<li>aumentare mobilità ed equilibrio</li>
<li>sostenere il rilassamento muscolare</li>
<li>migliorare coordinazione e postura</li>
</ul>
<p>La combinazione di movimento lento, respirazione profonda e attenzione mentale stimola infatti il sistema nervoso parasimpatico, associato agli stati di calma e rigenerazione.</p>
<p>In una quotidianità spesso dominata da tensione e ritmi frenetici, il Qi Gong rappresenta quindi uno spazio di rallentamento e recupero energetico.</p>
<h4>Il ruolo centrale della respirazione</h4>
<p>Nel Qi Gong il respiro è fondamentale. Nella vita quotidiana tendiamo spesso a respirare in modo rapido e superficiale; durante la pratica, invece, il respiro diventa lento, profondo e sincronizzato con il movimento.</p>
<p>Inspirare significa accogliere energia e vitalità. Espirare aiuta a lasciare andare tensioni e rigidità.</p>
<p>Con il tempo, questa attenzione al respiro favorisce una maggiore consapevolezza del proprio stato fisico ed emotivo, trasformando il movimento in una vera forma di meditazione attiva.</p>
<h4>Una filosofia basata sull’armonia</h4>
<p>Il Qi Gong è strettamente legato al pensiero taoista e al concetto di Tao, il principio naturale che regola l’equilibrio dell’universo. Secondo il taoismo, il benessere nasce dalla capacità di vivere in armonia con i ritmi naturali, evitando eccessi e tensioni inutili.</p>
<p>Per questo nel Qi Gong non esiste sforzo forzato: il movimento deve essere morbido, naturale e rilassato. Un principio fondamentale della filosofia taoista è infatti il wu wei, cioè “agire senza forzare”.</p>
<p>La pratica insegna quindi ad ascoltare il corpo, rispettarne i tempi e recuperare una relazione più equilibrata con sé stessi.</p>
<h4>Corpo ed emozioni: un legame profondo</h4>
<p>Nella medicina tradizionale cinese emozioni e salute fisica sono strettamente collegate. Stress, paura, rabbia o tristezza possono influenzare il benessere generale e manifestarsi attraverso tensioni corporee.</p>
<p>Il Qi Gong aiuta a sciogliere gradualmente questi accumuli emotivi grazie alla combinazione di:</p>
<ul>
<li><strong>movimento lento</strong></li>
<li><strong>respirazione calmante</strong></li>
<li><strong>attenzione mentale</strong></li>
</ul>
<p>Molti praticanti riferiscono una sensazione di leggerezza, maggiore lucidità mentale e stabilità emotiva dopo gli esercizi.</p>
<h4>Una pratica antica sempre più attuale</h4>
<p>Oggi il Qi Gong è diffuso in tutto il mondo e viene praticato non solo nei centri olistici, ma anche in ospedali, università e programmi dedicati al benessere.</p>
<p>Il suo successo deriva dalla semplicità:</p>
<ul>
<li>non richiede attrezzature particolari</li>
<li>può essere praticato a qualsiasi età</li>
<li>si adatta facilmente alle diverse condizioni fisiche</li>
</ul>
<p>In una società sempre più sedentaria e stressante, questa disciplina millenaria offre un’opportunità concreta per rallentare, respirare e recuperare equilibrio.</p>
<h4>Nutrire la vita ogni giorno</h4>
<p>Nella tradizione cinese esiste un’espressione molto significativa associata al Qi Gong: “Yang Sheng”, ovvero “nutrire la vita”. L’obiettivo non è soltanto evitare la malattia, ma coltivare energia, presenza e armonia nella quotidianità. Il Qi Gong ci ricorda che il benessere nasce anche dai piccoli gesti quotidiani: respirare con consapevolezza, ascoltare il proprio corpo e ritrovare uno spazio di calma dentro la frenesia moderna.</p>
<p>Forse è proprio questo il suo insegnamento più prezioso: imparare a riconnettersi con il ritmo naturale della vita.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza-spiritualita/qi-gong-l-arte-millenaria-di-coltivare-l-energia-vitale" target="_blank" rel="noopener">SCIENZAECONOSCENZA</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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		<title>Metformina e diabete: una nuova scoperta spiega meglio come agisce il farmaco</title>
		<link>https://www.previdir.it/metformina-e-diabete-una-nuova-scoperta-spiega-meglio-come-agisce-il-farmaco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 08:51:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.previdir.it/?p=22332</guid>

					<description><![CDATA[<p>La metformina è da decenni uno dei farmaci più utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2. Oggi, nuove ricerche stanno aiutando a comprendere più a fondo il suo funzionamento, aprendo la strada a possibili terapie future ancora più mirate ed efficaci. Un farmaco fondamentale nella cura del diabete La metformina rappresenta una delle  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>metformina</strong> è da decenni uno dei farmaci più utilizzati per il trattamento del <strong>diabete di tipo 2</strong>. Oggi, nuove ricerche stanno aiutando a comprendere più a fondo il suo funzionamento, aprendo la strada a possibili terapie future ancora più mirate ed efficaci.</p>
<h4>Un farmaco fondamentale nella cura del diabete</h4>
<p>La metformina rappresenta una delle terapie di riferimento per il controllo della glicemia nelle persone con diabete di tipo 2. Il suo utilizzo è spesso associato a uno stile di vita sano, con particolare attenzione ad alimentazione, peso corporeo e attività fisica.</p>
<p>Tradizionalmente, il farmaco è noto per la sua capacità di:</p>
<ul>
<li>ridurre la produzione di glucosio da parte del fegato;</li>
<li>diminuire l’assorbimento degli zuccheri nell’intestino;</li>
<li>migliorare la sensibilità all’insulina.</li>
</ul>
<p>Nonostante sia impiegata da oltre sessant’anni, alcuni meccanismi della sua azione non erano ancora completamente chiari.</p>
<h4>La nuova scoperta: il ruolo del cervello</h4>
<p>Recenti studi hanno evidenziato che la metformina potrebbe agire anche a livello cerebrale, influenzando direttamente i meccanismi che regolano il metabolismo del glucosio.</p>
<p>Secondo i ricercatori, una particolare area del cervello coinvolta nel controllo dell’appetito e dell’equilibrio energetico avrebbe un ruolo importante nell’efficacia del farmaco.</p>
<p>Gli studiosi hanno osservato che la metformina riesce a ridurre i livelli di zucchero nel sangue grazie all’interazione con specifiche proteine e cellule nervose coinvolte nella regolazione metabolica.</p>
<h4>Perché questa scoperta è importante</h4>
<p>Comprendere meglio come funziona la metformina può avere ricadute significative nella cura del diabete di tipo 2.</p>
<p>Le nuove evidenze potrebbero infatti:</p>
<ul>
<li>favorire lo sviluppo di farmaci più mirati;</li>
<li>migliorare l’efficacia delle terapie;</li>
<li>ridurre eventuali effetti collaterali;</li>
<li>aiutare a personalizzare maggiormente i trattamenti.</li>
</ul>
<p>La ricerca conferma inoltre quanto il cervello abbia un ruolo centrale nella regolazione della glicemia e dell’equilibrio metabolico.</p>
<h4>Diabete di tipo 2: l’importanza della prevenzione</h4>
<p>Accanto alle terapie farmacologiche, rimangono fondamentali le strategie di prevenzione e gestione quotidiana della malattia.</p>
<p>Tra le principali raccomandazioni:</p>
<ul>
<li><strong>seguire un’alimentazione equilibrata;</strong></li>
<li><strong>mantenere un peso adeguato;</strong></li>
<li><strong>praticare regolarmente attività fisica;</strong></li>
<li><strong>controllare periodicamente la glicemia;</strong></li>
<li><strong>seguire con continuità le indicazioni del medico.</strong></li>
</ul>
<h4>Verso terapie sempre più personalizzate</h4>
<p>Le nuove conoscenze sui meccanismi della metformina rappresentano un passo avanti importante nella comprensione del diabete di tipo 2. La ricerca scientifica continua infatti a lavorare per sviluppare cure sempre più precise, efficaci e adattate alle esigenze dei pazienti.</p>
<p>Per approfondimenti: <strong><a href="https://www.focus.it/scienza/salute/dopo-60-anni-che-l-usiamo-abbiamo-scoperto-perche-la-metformina-funziona-contro-il-diabete" target="_blank" rel="noopener">FOCUS</a></strong></p>
<p><a href="https://www.previdir.it/news/" target="_blank" rel="noopener">LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS</a></p>
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