Dalla placenta le cellule che rigenerano gli organi: Italia e Giappone insieme nella medicina rigenerativa

Articolo del 12 Gennaio 2026
Rigenerare un fegato danneggiato senza ricorrere al trapianto, favorire lo sviluppo di polmoni sani nei neonati prematuri, ripristinare funzioni compromesse dopo un tumore o una malattia neurodegenerativa. Questi obiettivi, fino a poco tempo fa considerati irraggiungibili, stanno diventando concreti grazie a una nuova frontiera della medicina rigenerativa basata sulle cellule della placenta.
La placenta, normalmente trattata come materiale biologico di scarto dopo il parto, si sta rivelando una risorsa terapeutica di straordinario valore. Le sue cellule multipotenti sono in grado di differenziarsi in diversi tipi di tessuti umani e, soprattutto, di eludere il rigetto immunitario. Una caratteristica unica che apre prospettive innovative per il trattamento di numerose patologie, dalle malattie epatiche e metaboliche fino alle patologie neurodegenerative.
Negli ultimi anni, questa linea di ricerca ha compiuto un significativo passo avanti grazie alla collaborazione scientifica tra Italia e Giappone. I risultati più recenti sono stati presentati in importanti contesti internazionali, tra cui congressi mondiali sulla medicina rigenerativa e forum dedicati alle terapie avanzate, occasioni che hanno favorito la nascita di una partnership strategica tra i due Paesi. L’obiettivo condiviso è accelerare il trasferimento delle terapie cellulari più promettenti dalla ricerca di laboratorio alla pratica clinica.
Parallelamente, la ricerca sulle cellule staminali pluripotenti indotte ha raggiunto traguardi rilevanti, con i primi studi clinici che mostrano miglioramenti significativi in pazienti affetti da lesioni del midollo spinale o malattie neurodegenerative, pur senza un recupero completo. Tuttavia, queste cellule presentano ancora criticità legate al rischio di crescita incontrollata. In questo scenario, le cellule derivate dalla placenta rappresentano un’alternativa particolarmente promettente, grazie al loro profilo di sicurezza e alla capacità di essere utilizzate senza immunosoppressione.
L’interesse è elevato anche in ambito metabolico ed endocrinologico, in particolare per il diabete. Le terapie cellulari basate su cellule placentari puntano a superare i limiti dei trapianti da donatore, riducendo la dipendenza da farmaci immunosoppressori e migliorando la qualità di vita dei pazienti.
L’Italia gioca un ruolo di primo piano in questo contesto globale, grazie a centri di ricerca e strutture cliniche già attrezzate per la produzione di terapie cellulari avanzate. In particolare, è in fase di sviluppo una banca internazionale di cellule della placenta, con l’obiettivo di rendere queste terapie disponibili per pazienti pediatrici e adulti affetti da malattie rare o croniche. Le applicazioni in studio includono patologie epatiche, polmonari, lesioni delle corde vocali e malattie neurodegenerative come Sla, Alzheimer e Parkinson.
Il fegato rappresenta uno dei principali ambiti di applicazione. Nonostante la sua naturale capacità di rigenerazione, nelle fasi avanzate della malattia l’unica opzione terapeutica resta spesso il trapianto, non sempre accessibile per mancanza di donatori o per i lunghi tempi di attesa. Le cellule placentari possono essere differenziate in epatociti funzionali, capaci di integrare il tessuto danneggiato e ripristinarne parzialmente le funzioni, offrendo una terapia di supporto o, in alcuni casi, un’alternativa al trapianto. Gli studi preclinici e alcune sperimentazioni internazionali hanno già dimostrato la capacità di queste cellule di stabilizzare condizioni come la cirrosi epatica, senza evidenze di rigetto o rischio tumorale.
Il processo di raccolta delle cellule placentari è semplice, sicuro ed eticamente sostenibile. Dopo il consenso informato, la placenta viene prelevata in condizioni sterili e lavorata in laboratori certificati. Da diverse sue componenti, in particolare dal sacco vitellino, si isolano cellule con un elevato potenziale rigenerativo, successivamente coltivate e indirizzate verso il tipo di tessuto necessario.
Per rendere queste terapie accessibili su larga scala è fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, industria e mondo della ricerca, condividendo investimenti, standard di sicurezza e competenze. L’alleanza scientifica tra Italia e Giappone va in questa direzione e rappresenta un modello virtuoso di cooperazione internazionale.
Oggi, a distanza di oltre un decennio dalle prime ricerche, le evidenze scientifiche indicano che la placenta può diventare una risorsa chiave per la medicina del futuro: un organo temporaneo, ma ricchissimo, capace di offrire nuove possibilità di cura e di ridare speranza a pazienti per i quali, fino a ieri, non esistevano alternative terapeutiche.
Per approfondimenti: LASTAMPA
