Sanità italiana: medici e infermieri, la sfida del personale per il SSN di domani

Articolo del 07 Ottobre 2026
Chi garantirà l’assistenza sanitaria agli italiani nei prossimi anni? È una domanda sempre più importante di fronte alle difficoltà che interessano il personale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il problema non riguarda soltanto il numero complessivo dei professionisti disponibili. A pesare sono anche la loro distribuzione tra le diverse specialità e i territori, la capacità del sistema pubblico di rendere attrattive alcune professioni e la possibilità di trattenere medici e infermieri una volta completata la formazione.
Una questione destinata a diventare ancora più rilevante con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la crescente complessità dell’assistenza.
Medici: il problema non è soltanto quanti sono
Osservando il numero complessivo di medici, la situazione italiana può apparire meno critica di quanto si potrebbe immaginare. Con circa 5,4 medici ogni mille abitanti, l’Italia presenta un valore superiore alla media dei Paesi OCSE, pari a circa 3,9.
Il dato complessivo, tuttavia, non racconta l’intera situazione: una parte consistente dei medici italiani non opera infatti come dipendente o convenzionato del SSN e le carenze tendono a concentrarsi in determinati settori e territori.
Il problema diventa quindi soprattutto quello della distribuzione e dell’attrattività professionale: alcune aree della medicina risultano meno scelte perché caratterizzate da condizioni di lavoro particolarmente impegnative o considerate meno vantaggiose sotto il profilo professionale ed economico.
Medici di famiglia: milioni di cittadini senza assistenza
Una delle criticità riguarda la medicina generale, fondamentale per garantire il primo livello di assistenza sul territorio. All’inizio del 2026 viene stimata una carenza di circa 5.700 medici di medicina generale, con circa 6 milioni di persone prive di un medico di famiglia.
A questa situazione si aggiungono difficoltà di personale in diversi ambiti specialistici, tra cui emergenza-urgenza, medicina di laboratorio, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative e medicina di comunità.
La questione non riguarda quindi esclusivamente la formazione di nuovi professionisti, ma anche la capacità di indirizzarli verso i settori nei quali il bisogno è maggiore e di creare condizioni che favoriscano la permanenza nel servizio pubblico.
Infermieri: una carenza ancora più significativa
Particolarmente delicata è la situazione del personale infermieristico. In Italia si contano circa 6,9 infermieri ogni mille abitanti, rispetto a una media OCSE di circa 9,5.
Ma il dato che suscita maggiore attenzione riguarda il futuro della professione: nell’anno accademico 2025-2026 le domande per i corsi di laurea in infermieristica sono risultate, complessivamente, inferiori ai posti disponibili. Il rapporto tra candidati e posti, che nel 2020-2021 era pari a 1,6, è sceso a circa 0,9.
Questo andamento evidenzia una riduzione dell’attrattività della professione tra i giovani e pone un problema di programmazione nel medio e lungo periodo.
Retribuzioni e condizioni di lavoro
Tra i fattori che possono incidere sulla capacità di attrarre e trattenere il personale sanitario figurano anche le condizioni economiche. Nel 2023 la retribuzione media annua di un infermiere ospedaliero italiano era di poco superiore ai 40 mila euro, rispetto a circa 55 mila euro della media europea.
Alla componente economica si affiancano altri aspetti: organizzazione del lavoro, carichi assistenziali, possibilità di crescita professionale, conciliazione tra vita privata e lavoro e riconoscimento delle competenze.
Intervenire sulla disponibilità di personale richiede quindi una strategia che non si limiti al numero delle assunzioni.
Il ricorso ai professionisti a chiamata
Le difficoltà nel coprire gli organici hanno favorito negli ultimi anni anche il ricorso a professionisti esterni impiegati per rispondere temporaneamente alle necessità delle strutture sanitarie.
Il fenomeno dei cosiddetti “gettonisti” si è diffuso soprattutto nei reparti caratterizzati dalle maggiori difficoltà di personale, come i pronto soccorso. Nel biennio 2024-2025 il ricorso a queste forme di collaborazione avrebbe comportato una spesa superiore al miliardo di euro.
Si tratta di una soluzione utilizzata per garantire la continuità dei servizi nelle situazioni di maggiore difficoltà, ma che evidenzia allo stesso tempo l’importanza di disporre di organici stabili.
Pubblico e privato: la competizione per i professionisti
Un’altra questione riguarda gli spostamenti dei professionisti tra sanità pubblica e privata. Quando un medico o un altro professionista lascia il SSN, infatti, non necessariamente abbandona il settore sanitario. Può scegliere la libera professione, il privato accreditato o opportunità professionali all’estero.
Il servizio pubblico si trova quindi a competere con alternative che, in alcuni casi, possono offrire condizioni economiche o organizzative considerate più favorevoli.
La capacità di trattenere il personale diventa così un elemento essenziale anche per garantire ai cittadini un accesso equo alle prestazioni sanitarie.
Il divario nel numero degli infermieri
La distanza dalla media internazionale permette di comprendere le dimensioni della sfida. Per portare il rapporto tra infermieri e popolazione dagli attuali 6,9 professionisti ogni mille abitanti ai 9,5 della media OCSE, secondo le stime riportate sarebbero necessari circa 150 mila infermieri in più.
Un divario di queste dimensioni difficilmente può essere colmato attraverso singoli interventi annuali. Servono quindi programmazione di lungo periodo, formazione, maggiore attrattività della professione e politiche capaci di favorire la permanenza degli operatori all’interno del sistema sanitario.
Il futuro del SSN passa dalle persone
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e l’evoluzione delle tecnologie sanitarie renderanno la domanda di assistenza sempre più articolata. Per affrontarla non sarà sufficiente aumentare genericamente il numero dei professionisti formati.
La sfida sarà rendere nuovamente attrattive le professioni e le specialità maggiormente in difficoltà, programmare gli organici sulla base dei bisogni futuri, valorizzare le competenze e creare condizioni di lavoro capaci di trattenere medici, infermieri e altri operatori nel servizio pubblico.
Il capitale umano rappresenta infatti una componente essenziale del sistema sanitario: strutture, tecnologie e investimenti possono migliorare l’assistenza, ma hanno bisogno di professionisti adeguatamente formati e presenti sul territorio per tradursi concretamente in cure per i cittadini.
La sostenibilità della sanità italiana di domani dipenderà quindi anche dalla capacità di programmare oggi il personale necessario, valorizzarlo e utilizzare al meglio le sue competenze.
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