Mai era avvenuto un simile sforzo scientifico per conoscere e cercare di contrastare un virus in tempi brevi. Cosa sappiamo finora? Le risposte qui sotto, con i link alle principali pubblicazioni.

Gli animali domestici si infettano?

Ci sono state alcune segnalazioni sporadiche di animali domestici infettati dai padroni, e finora si è sempre ritenuto che il passaggio potesse avvenire appunto solo da uomo a pet, e che questa fosse un’evenienza rara. Ora però uno dei primi studi sistematici condotti sul tema, italiano, pubblicato prima delle revisione di BioXRiv dai ricercatori di alcune facoltà di veterinaria insieme ad alcuni colleghi britannici, aiuta a capire meglio cosa succede. Sottoponendo a tampone 540 cani e 277 gatti del Nord Italia, tra marzo e maggio, si è infatti visto che nessuno di loro era positivo. Tuttavia, le indagini sierologiche hanno mostrato poi che circa il 3% dei cani e il 4% dei gatti aveva anticorpi specifici, a riprova di un avvenuto con tatto, probabilmente nei mesi precedenti. Intanto, si fa più chiara la situazione dei gatti, in base a uno studio su quelli di Whuan pubblicato su Emerging Microbes & Infections. Gli anticorpi specifici sono stati cercati in un centinaio di gatti tra randagi e domestici, selezionati anche in gattili, veterinari e case con malati di covid 19: sono trovati in 15, il che dimostrerebbe una diffusione maggiore del previsto.

Gli animali possono essere veicolo di contagio?

Certamente, e iniziamo solo ora a capire quanto. Lo studio principale, da questo punto di vista, è stato pubblicato su PNAS e dimostra che i vertebrati possibili vettori sono addirittura 410: tutti quelli che hanno, come l’uomo, i recettori ACE2 cui si attacca il Sars-CoV 2 e gli altri coronavirus. Recenti focolai hanno poi fatto emergere la pericolosità dei visoni o, per meglio dire, degli allevamenti di visoni. In uno studio pubblicato su BioRxiv e condotto in 16 allevamenti olandesi, dei 97 lavoratori testati, 66 sono risultati positivi. In base ai test genetici, sarebbero stati gli uomini a infettare i visoni, ma poi dagli animali la trasmissione si sarebbe diffusa ad altri lavoratori, in un loop che ora stanno cercando di fermare.

C’è da preoccuparsi per i visoni?

Mentre focolai grandi e piccoli venivano segnalati anche in Stati Uniti, Olanda, Svezia, Grecia e Italia, uno dei casi che maggiormente ha preoccupato arriva dallo Utah, dove per la prima volta è stato scoperto un visone selvatico infetto, durante un normale campionamento.

L’animale viveva nella stessa zona di un allevamento nel quale si era insinuato Sars-CoV 2, e il fatto che il virus sia stato trasmesso anche al di là dei recinti ha dimostrato quanto pericolosi siano le infezioni negli allevamenti. Anche perché Sars-CoV 2, nei visoni, muta molto: secondo uno studio pubblicato su BioRXiv in Europa negli allevamenti ci sono stati almeno sette passaggi all’uomo di ceppi mutati, e 23 mutazioni che si sono verificate almeno in due casi: una versatilità allarmante, oltre alla presenza del famoso cluster 5, la variante della spike chiamata più correttamente Y453F, all’origine della strage danese.

Per salvare un’industria che frutta centinaia di milioni di euro e che dà lavoro si sta studiando un vaccino specifico: è il caso, per esempio, della Russia, che vorrebbe arrivare presto a vaccinare anche gatti e conigli. In alternativa, paesi come l’Olanda la Danimarca, così pesantemente segnata, hanno decretato il bando degli allevamenti entro rispettivamente il 2024 e il 2021.

Ma nel frattempo proprio la Danimarca paga un prezzo molto alto alla fretta con la quale, secondo alcuni, ha deciso l’eliminazione di così tanti capi con un provvedimento illegale e senza prima di capire esattamente quale fosse la gravità, e se ci fossero alternative. I visoni erano stati infatti seppelliti in due grandi siti, uno dei quali nelle vicinanze di un lago, nello Jutland, senza particolari precauzioni e a poche decine di centimetri dal suolo.

Ma dopo pochi giorni, complici i gas della putrefazione, le 10.000 tonnellate di visoni morti sono tornate in superficie. Qualcuno li ha chiamati zombie, e il Ministro per l’agricoltura Mogens Jensen si è dimesso, perché il rischio, ora, è che siano contaminate falde acquifere importanti e terreni. In ogni caso ora si sta procedendo alla riesumazione e si andrà poi avanti con gli inceneritori, o comunque con metodi più sicuri, mentre si continuerà con le analisi delle falde acquifere.

 

Fonte:  Lab24 de IlSole24Ore

2020-12-30T15:46:56+00:00
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