La ricerca, pubblicata sulla rivista Stem Cells Translational Medicine, è stata coordinata dallo scienziato italiano Camillo Ricordi: «Le cellule staminali mesenchimali possono rappresentare un valido strumento contro la pandemia».

La sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) nel Covid‐19 è associata ad alta mortalità. Le infusioni di cellule staminali cordonali sono associate a una significativa riduzione di eventi avversi gravi, mortalità e tempi di recupero. Un singolo cordone ombelicale contiene cellule staminali mesenchimali con cui trattare oltre 10mila pazienti.

È quanto emerge dal nuovo studio condotto dai ricercatori del Cell Transplant Center dell’Università di Miami guidati dallo scienziato italiano Camillo Ricordi, pubblicato sulla rivista Stem Cells Translational Medicine. È già noto che le cellule staminali mesenchimali esercitano effetti immunomodulatori e antinfiammatori. L’obiettivo dello studio era determinare la sicurezza e l’efficacia delle infusioni di staminali mesenchimali cordonali in soggetti con sindrome da distress respiratorio acuto a causa del Covid-19.

Ricordi: «Nessun evento avverso né collaterale da staminali cordonali»

«Il trattamento con cellule staminali mesenchimali si è dimostrato efficace ed efficiente – sostiene il professor Ricordi del Cell Transplant Center dell’Università di Miami -. I partecipanti hanno ricevuto due infusioni di cellule staminali mesenchimali a distanza di diversi giorni, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto infusioni di placebo. Ogni soggetto nel gruppo di trattamento ha ricevuto un totale di duecento milioni di cellule. Il trattamento non ha mostrato eventi avversi o reazioni collaterali correlati all’infusione».

Il ruolo delle staminali cordonali

«Le cellule staminali mesenchimali sono davvero preziose, si tratta di una risorsa unica – spiega l’autore principale del documento, Giacomo Lanzoni, ricercatore presso il Diabetes Research Institute – attualmente sono più di 260 gli studi clinici per il trattamento di altre malattie autoimmuni. Queste unità biologiche – aggiunge – aiutano a correggere le risposte immunitarie e infiammatorie difettose, svolgono attività antimicrobica e hanno dimostrato di promuovere la rigenerazione dei tessuti».

Risultati formidabili e tempi di recupero più veloci. Ricordi: «Valido strumento contro la pandemia»

I risultati dello studio effettuato su 24 pazienti ricoverati presso l’Università di Miami Tower o il Jackson Memorial Hospital con sindrome da distress respiratorio acuto grave sembrano essere «formidabili». La sopravvivenza, a distanza di un mese, è stata del 91% nel gruppo trattato con cellule staminali rispetto al 42% nel gruppo di controllo. «Tra i pazienti di età inferiore agli 85 anni – prosegue lo scienziato – la totalità di quelli trattati con cellule staminali mesenchimali è sopravvissuta a un mese di distanza».

Per di più, la ricerca consegna tempi di recupero molto più veloci: «Oltre la metà dei partecipanti trattati – continua Ricordi – è stata dimessa entro due settimane dall’ultima infusione, più dell’80% si è ripreso entro 30 giorni, rispetto al 37% del gruppo di controllo».

«I nostri risultati confermano il potente effetto antinfiammatorio e immunomodulatore delle cellule staminali mesenchimali – spiega Ricordi – e, nel caso di Covid-19, hanno chiaramente inibito la tempesta di citochine». Il trattamento consiste in una semplice infusione endovenosa, simile a una trasfusione di sangue. «Nonostante lo scetticismo legato a questo tipo di procedura – commentano i ricercatori – perché gli studi precedenti non erano stati randomizzati, i risultati del nostro lavoro, approvato dalla Food and Drugs Administration, mostrano chiaramente che le cellule staminali mesenchimali possono rappresentare un valido strumento contro la pandemia».

A breve il primo studio in Italia: si attende il via libera di Iss-Aifa-Spallanzani

Il nuovo trial italiano coinvolgerà centri di terapie cellulari di tutto il territorio nazionale, riguarderà l’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali da fonti diverse e indagherà le prospettive terapeutiche nei pazienti affetti da coronavirus. Si tratterebbe del primo studio al mondo: l’autorizzazione a procedere da parte dei tre soggetti interessati dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

 

Fonte:  Sanità Informazione

2021-01-10T16:11:39+00:00
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