Maria Rosaria Capobianchi, docente di Biologia Molecolare, alla guida del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani e cavaliere al merito, sa che la competizione con gli altri paesi è difficile: “La ricerca è un investimento in prospettiva, l’Italia in tal senso è la Cenerentola”. Laboratori per sequenziare? “Anche da noi ci sarà un’infrastruttura ad hoc, nonostante i finanziamenti ridotti”.

È stata tra i primi scienziati al mondo a “guardare in faccia il virus” e le piacerebbe essere tra i primi a vaccinarsi. Ma Maria Rosaria Capobianchi, docente di Biologia Molecolare, alla guida del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani e cavaliere al merito, ha anche uno sguardo lucido su quello che l’Italia, Cenerentola per i finanziamenti alla ricerca, non può fare. Per esempio essere in competizione con un paese come la Gran Bretagna che ha potuto isolare la cosiddetta variante inglese del coronavirus grazie a 20 milioni di sterline affidati al Covid-19 Genomics Consortium. Ed è così che l’Inghilterra si segnala come il paese che ha prodotto dall’inizio della pandemia da Sars Cov 2 “un terzo” delle circa 250mila sequenze genomiche. L’Italia non può confrontarsi con gli Stati Uniti che, per esempio, hanno finanziato con 2,5 miliardi il vaccino di Moderna, anche se avrà un vaccino “con un disegno molto originale” che “ci inorgoglisce”. Certo è che “la lotta alle infezioni emergenti – dice la scienziata al FattoQuotidiano.it – è come quella ai disastri. I pompieri devono essere pronti a dispiegarsi”.

Ormai tutti sappiamo quanto è importante sequenziare i virus. Come possiamo fare ad avere più laboratori?
Abbiamo bisogno innanzitutto di una infrastruttura che in Italia non c’è. Ne è appena partita una ‘bozza’ finanziata dal Centro di controllo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Ccm) e dall’Istituto superiore di sanità per fare un monitoraggio delle sequenze. Però la potenza di fuoco è abbastanza ridotta perché il Ccm ha finanziamenti ridotti. Sappiamo che il sequenziamento è cruciale e sappiamo anche che tipicamente l’Italia non è fra quei paesi che hanno puntato fin dall’inizio su una infrastruttura che si occupasse del monitoraggio di epidemiologia molecolare.

Quanto tempo ci vorrà per metterla in piedi?
Mi fa una domanda difficile. Non si crea in un giorno. Per cui non so quanto ci vorrà, intanto il ministro si è reso conto di questa esigenza e ha fatto un appello in seguito all’invito dell’Ecdc di potenziare le infrastrutture di sequenziamento. Se lei guarda le sequenze depositate su Gisaid, la piattaforma mondiale che raccoglie i dati, le sequenze italiane sono abbastanza poche e sono principalmente di una fascia dell’Italia che va dall’Emilia-Romagna in giù. Io so che altri istituti fanno sequenziamento, ma sicuramente non sono in Gisaid.

Ma chi è in grado di fare il sequenziamento?
Ci sono gli istituti zooprofilattici che sono in grado di fare sorveglianza molecolare. Comunque per monitorare le sequenze esiste un sito Nextstrain, il prossimo ceppo in pratica, e ci sono tutte. Naturalmente quelle identiche vengono contate una sola volta. Faccia una ricerca e veda quante ne ha fatte l’Italia. Ma l’epidemia non si combatte solo conoscendo i ceppi. Questo fa parte di una strategia di livello superiore, cioè quello di tracciare le variazioni e saperle riconoscere. Combattere la pandemia oggi significa fare prevenzione oltre che il vaccino. Tutti ci dobbiamo attenere alla misure di distanziamento sociale, rispettare le chiusure ed evitare gli assembramenti.

Il 27 dicembre è il Vaccine Day
Sarà un inizio. Non si potranno vaccinare molte persone, le dosi sono ancora limitate. C’è bisogno di organizzazione, logistica e personale.

2020-12-28T11:51:18+00:00
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