Rivoluzione verde nella filiera agroalimentare: nuovi spray a base di nanocristalli di cellulosa e nanolignina, prodotti con scarti di potatura o gusci di nocciole, possono sconfiggere pericolosi parassiti e patogeni che infestano le piante agricole. Si possono sostituire così ai pesticidi convenzionali, chimici, tossici sia per l’ambiente (si accumulano nel suolo e nelle acque) sia per gli animali, rappresentando una crescente minaccia per gli insetti impollinatori.

È questo il risultato di anni di studi del gruppo di Giorgio Mariano Balestra, docente di Strategie di difesa ecosostenibile delle coltivazioni agrarie all’Università della Tuscia di Viterbo, che spiega: “Abbiamo svolto diversi test di laboratorio e altri su piante, dimostrando, tra l’altro, che i nanocristalli di cellulosa proteggono dai patogeni (batteri e funghi) come o meglio dei sali di rame, che potranno essere usati sempre meno in ambito agricolo, con l’obiettivo finale di sostituirli del tutto con pesticidi green”.

Gli studi condotti dal gruppo di Patologia vegetale del DAFNE dell’ateneo viterbese – il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali – si inseriscono nell’ambito di linee di ricerca supportate da progetti regionali e nazionali (LazioInnova, GRAEEN e MULTIFRU, MUR, SAFEMed e PON Nemesi) per la valorizzazione degli scarti dalle filiere agroalimentari. Il team del DAFNE, che vede coinvolti anche Sara Francesconi, Daniele Schiavi, Linda Felici e Francesco Sestili, si sta focalizzando in particolare sugli scarti delle filiere di grano, pomodoro, vite, actinidia, nocciolo e olivo, valutandone l’efficacia nella lotta ai danni e alle perdite causati da microrganismi, agenti di gravi malattie alle coltivazioni.

“Si tratta – precisa Balestra – di patologie in grado di causare danni e perdite ingenti all’interno di filiere agroalimentari che rappresentano i pilastri del nostro Made in Italy”. Anche a causa dei cambiamenti climatici i patogeni che infestano i campi agricoli sono sempre più aggressivi e portano a perdite ingenti per la filiera agroalimentare, in tutto il mondo, aggiunge Balestra. In un contesto di economia circolare green, quindi, si rivela promettente l’idea di utilizzare gli ingenti scarti di una determinata filiera (basti pensare che in un campo coltivato ad alberi da frutta ammontano a qualcosa come 2-3 tonnellate l’anno per ettaro di coltura) per proteggere le piante di quella stessa filiera”.

L’uso degli scarti agricoli per produrre pesticidi green è doppiamente utile – continua Balestra – perché risolve anche il problema di come gestire questi scarti, il cui smaltimento per trinciatura e bruciatura ha attualmente un costo non indifferente. E i vantaggi non finiscono qui, aggiunge l’esperto: usare gli scarti agricoli per produrre pesticidi green ha un’ulteriore conseguenza positiva, perché gli scarti stessi (quando si tratta ad esempio di rami di potatura malati) sono veicolo di contagio per le piante quando, come spesso accade, vengono lasciati per lunghi periodi nei campi prima di essere distrutti.

“Adottare quindi dei pesticidi green ottenuti lavorando gli scarti agricoli – sottolinea Balestra – da un lato consente di valorizzare gli scarti stessi, dall’altro di ridurre il rischio di nuove infezioni nei campi”. I pesticidi green si rivelano rivoluzionari anche perché funzionano sfruttando molteplici meccanismi d’azione: “Innanzitutto – spiega l’esperto – spruzzati sulle piante, i nanocristalli di cellulosa formano un velo protettivo sulla superficie fogliare e quindi i patogeni non riescono ad attaccare; offrono cioè una forte protezione meccanica per poi degradarsi naturalmente nel tempo”. Ma non è tutto. “Stiamo inoltre osservando che la pianta si sviluppa meglio quando viene trattata con i nostri nanocristalli”. Il risultato macroscopico è evidente. I nanocristalli di cellulosa, inoltre, possono essere assorbiti dalla pianta e proteggerla dall’interno. Per di più, le nanoparticelle possono essere caricate con sostanze protettive naturali, come il chitosano, e diventare “trasportatori” di queste stesse sostanze. Il chitosano è una sostanza naturale efficace nel contrastare l’agente della picchiettatura batterica del pomodoro e della fusariosi della spiga del grano.

I test svolti dal gruppo della Tuscia dimostrano che i nanocristalli di cellulosa funzionano come o addirittura di più dei sali di rame, che Bruxelles ha peraltro da poco inserito tra le molecole che dovranno essere sostituite gradualmente con altre meno impattanti per l’ambiente. “Avendo una biomassa enorme da utilizzare – sottolinea l’esperto – portare su scala industriale questo processo ha dei costi minimi, una volta trovate le industrie interessate allo sviluppo finale dei pesticidi green. Noi siamo pronti al passo finale – conclude Balestra – e ora aspettiamo dei partner industriali interessati a sfruttare la nostra idea”.

 

Fonte: La Stampa

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