Un miliardo e mezzo di euro per mandare il Paese a regime nel giro di tre anni. È lo scenario disegnato dal ministero della Salute sul fronte della telemedicina e del Fascicolo sanitario elettronico e inserito nelle proposte per il Recovery Fund. Che poi i soldi arrivino da lì, dal Mes o da altre fonti, è da capire.

Intanto l’Italia delle cure digitali – storicamente in ritardo se si pensa che le linee guida sulla telemedicina risalgono al 2014, con un gap di sei anni che sul fronte tecnologico equivalgono a ere geologiche – sta accelerando per effetto della pandemia. Il Covid-19 ha acceso i riflettori sui buchi di un servizio sanitario svuotato di personale, di cure sul territorio e di tecnologie. Da qui la fretta di recuperare il digital divide rispetto agli altri grandi Paesi, per garantire l’assistenza ai pazienti positivi al coronavirus, ma anche a tutti gli altri malati resi trasparenti dalla pandemia: sarebbero 18 milioni le prestazioni sanitarie cancellate per far fronte all’emergenza.

Il Paese non è all’anno zero: il ministero ha mappato 282 esperienze di telemedicina nelle Regioni o in singole aziende. Ma con il federalismo sanitario ognuno va da sé, mentre la crisi coronavirus impone a tutta l’Italia di adeguarsi. E allora durante il lockdown è partito dall’Istituto superiore di sanità l’input sulla telemedicina che ha coinvolto le Regioni, ma anche medici e infermieri, protagonisti delle cure.

Nuove regole sulla televisita

Si parte dalla televisita: è pronto per l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni il primo documento con i criteri tecnici e organizzativi che regolano questa tipologia di cura a distanza, con tanto di tariffe ad hoc, prescrizione su ricettario Ssn ed eventuale ticket, profili di responsabilità, consenso informato, strumenti di supporto per medici e malati, standard di servizio. «D’ora in poi la televisita sarà classificata a sé – spiega Serena Battilomo, responsabile del Sistema informativo nazionale del ministero della Salute -. Sono prestazioni che, esclusa la prima visita da fare sempre in presenza, si adattano alla specialistica ambulatoriale. Pensiamo a un paziente diabetico o anche un malato in assistenza domiciliare, visitato a distanza dal medico grazie al supporto di un caregiver o di un infermiere».

In attesa del varo in Stato-Regioni, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Provincia di Trento hanno già deliberato. Su televisita e non solo, guardando ai prossimi step che si è dato il ministero: teleriabilitazione e telemonitoraggio.

Un ritardo da recuperare

Tasselli importanti, ma per recuperare il ritardo va costruita un’architettura complessa e integrata. A cominciare dal Fascicolo sanitario elettronico (Fse), cui il decreto Rilancio – sempre sull’onda dell’emergenza – ha messo il turbo, eliminando il consenso del paziente all’alimentazione. L’obiettivo però è ben più ambizioso: «Il Fse dovrà diventare uno strumento abilitante per i servizi sanitari – spiega il capo della segreteria tecnica del ministro Speranza, Stefano Lorusso – ed essere implementato in modo tale che i dati siano estraibili e utilizzabili, nel pieno rispetto della privacy. Uno strumento di programmazione strategica, insomma, utile per governare in modo predittivo il Ssn in base ai bisogni di salute».

Effetto pandemia

La pandemia, come già detto, ha aumentato la necessità – e, di conseguenza, l’impiego anche con strumenti di fortuna, come Whatsapp – di servizi di telemedicina e il bisogno, connesso, di normative specifiche.

La crescita del settore, di fatto, era già in corso: il mercato mondiale, nelle previsioni ante Covid di Doximity (network americano di medici e professionisti della sanità), sarebbe dovuto quadruplicare nel giro di sei anni, passando dai 38,3 miliardi di dollari del 2019 ai 130 miliardi del 2025. Ma solo negli Usa, nel 2020, supererà i 29 miliardi, con un quinto del totale delle visite mediche effettuate proprio online e con una sempre maggiore disponibilità dei medici a utilizzare la telemedicina.

Quest’ultimo fenomeno è stato registrato anche in Italia – dove invece quantificare un valore di mercato per i servizi di telemedicina è difficile: secondo l’Osservatorio Sanità Digitale della School of management del Politecnico di Milano, sia il telemonitoraggio sia le televisite hanno riscosso un interesse elevato: il 37% delle strutture si è detto interessato al telemonitoraggio (contro il 27% del 2019) e il 35% alle televisite (nel 2019 era solo il 15%).

Investimenti e risparmi

Contingenza e interesse crescente, tuttavia, vanno abbinati a investimenti che possano aiutare a costruire quell’architettura complessa che è la sanità digitale. Il rapporto 2020 del think tank «Welfare, Italia», sviluppato da Unipol Gruppo con The European House–Ambrosetti, auspica l’avvio di un progetto pilota coordinato a livello nazionale per la realizzazione di un sistema di telemedicina che poggi sull’interoperabilità delle banche dati tra pubblico e privato e stima un investimento necessario di 5 miliardi di euro, più del triplo di quanto “ipotizzato” dal ministero della Salute.

Il ritorno su questo investimento, ad ogni modo, sarebbe alto: il sistema di telemedicina permetterebbe una riduzione delle giornate di degenza fino al 25%, con un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro l’anno, che arrivano a 4,5 miliardi se si includono quelli derivanti dalla riduzione dei tempi di attesa e dalle minori necessità di spostamento.

 

Fonte:   24+ de IlSole24Ore

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2020-12-09T14:49:50+00:00
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