Le malattie croniche, dalla prevenzione ai percorsi di cura

Articolo del 30 Novembre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera malattie croniche quelle patologie non trasmissibili da una persona all’altra che presentano le caratteristiche di lunga durata e, generalmente, una lenta progressione.  Nella definizione, l’OMS fa anche espresso riferimento a “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi”.

L’espressione “malattie croniche” raggruppa quindi un grande insieme di malattie, anche molto diverse tra loro per sintomi, insorgenza e decorso. In particolare, il Piano Nazionale Cronicità (PNC), promosso dal Ministero della Salute Italiano per supportare i cittadini affetti da patologie croniche, pone l’accento sulle seguenti patologie:

  • malattie renali croniche e insufficienza renale
  • malattie reumatiche croniche: artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva
  • malattie intestinali croniche: rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn
  • malattie cardiovascolari croniche: insufficienza cardiaca
  • malattie neurodegenerative: malattia di Parkinson e parkinsonismi
  • malattie respiratorie croniche: BPCO e insufficienza respiratoria
  • insufficienza respiratoria in età evolutiva
  • asma in età evolutiva
  • malattie endocrine in età evolutiva
  • malattie renali croniche in età evolutiva

Minimo comune denominatore è rappresentato dal fatto che si tratta di patologie dalle quali difficilmente il malato potrà guarire. In questo caso, pertanto, gli obiettivi di cura sono generalmente finalizzati al miglioramento del quadro clinico e dello stato funzionale, alla minimizzazione della sintomatologia, alla prevenzione della disabilità e, dove possibile, a preservare o migliorare la qualità di vita del malato. Obiettivi che sono perseguiti attraverso la presa in carico del paziente nel lungo termine, la prevenzione, il contenimento della disabilità, la garanzia di continuità assistenziale e l’integrazione degli interventi socio-sanitari.

Fattori di rischio e attività di prevenzione

Benché i dati indichino come, soprattutto con l’avanzare dell’età, le malattie croniche diventino la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità, gran parte delle cure e dell’assistenza si concentra tuttora negli ultimi anni di vita o a patologia già in corso. Di qui, l’importanza di una corretta attività di prevenzione volta a:

  • promuovere l’adozione di corretti stili di vita nella popolazione in generale e nei soggetti a rischio, per prevenire l’insorgenza delle patologie;
  • identificare precocemente le persone a rischio e quelle affette da patologie croniche per una tempestiva e adeguata presa in carico;
  • ritardare l’insorgenza delle malattie croniche e delle loro complicanze nelle persone a rischio o già malate.

Proprio con tale finalità, lo Stato italiano promuove il Piano Nazionale di Prevenzione e il programma nazionale “Guadagnare salute”. Parte integrante del più ampio Piano sanitario nazionale, il PNP affronta le tematiche relative alla promozione della salute e alla prevenzione delle malattie e prevede che ogni Regione predisponga e approvi un proprio Piano. All’interno del Piano, sono dunque indentificati anche i fattori di rischio dell’insorgenza di patologie croniche sui quali intervenire.Presupposto fondamentale è che le malattie cronico-degenerative possono avere in comune e alcuni fattori di rischio modificabili legati, in gran parte, a comportamenti individuali non salutari modificabili ma fortemente condizionati dal contesto economico, sociale e ambientale. In particolare, tra i fattori di rischio, il PNP identifica:

  • il fumo, che costituisce uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di patologie gravi e spesso mortali, come le patologie cardiovascolari, le BPCO e le neoplasie;
  • il consumo di alcol, in aumento anche da parte dei giovani e spesso secondo modalità potenzialmente molto dannose per la salute, come i consumi fuori pasto e in quantità non moderate;
  • alimentazione non corretta e sedentarietà, con conseguenti sovrappeso e obesità.

Attenzione! Non tutti i fattori di rischio sono modificabili, come ad esempio nel caso di età e predisposizione genetica.

Diagnosi precoce

L’identificazione quanto più possibile precoce dei soggetti a rischio per familiarità o per la particolare esposizione a determinati fattori di rischio è essenziale per la riduzione del rischio di mortalità e disabilità evitabili nel breve-medio termine. A questo scopo, e con la fondamentale finalità di favorire equità all’accesso a diagnosi e cure precoci, come ad esempio accade anche per la prevenzione ai tumori, lo Stato italiano può promuovere attraverso il SSN dei programmi di screening gratuiti, che prevedono un invito periodico a determinate fasce di popolazione individuate più a rischio rispetto a una determinata patologia (si pensi ad esempio allo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni).

Il Piano Nazionale Cronicità e il percorso di presa in carico

Proprio perché un malato cronico generalmente soffre di una patologia dalla quale difficilmente potrà guarire completamente, almeno nel breve periodo, obiettivi e strategia di cura, pertanto, sono orientati al mantenimento del miglior quadro clinico e del miglior stato funzionale possibile. A questo scopo, il Piano nazionale Cronicità prevede quindi la realizzazione di Percorsi Assistenziali personalizzati. L’obiettivo è inserire ogni singolo paziente, fin dal momento della diagnosi, in un processo di gestione integrata condivisa, che preveda l’adozione di un Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale basato sulle sue specifiche necessità. Tale piano deve essere condiviso e gestito da un team composto da diverse figure in una logica di collaborazione e corresponsabilità, individuando il soggetto responsabile della gestione del percorso di cura. In alcune Regioni, come ad esempio la Lombardia, questo modello di cura è già attivo.

Esenzione dal ticket, invalidità civile e altre possibili “agevolazioni”

Per alcune patologie croniche, il SSN prevede inoltre la possibilità di usufruire di esenzione dal ticket per alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale, finalizzate al monitoraggio della malattia e alla prevenzione di complicanze e ulteriori aggravamenti. L’elenco delle malattie croniche è stato di recente aggiornato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui nuovi LEA: per la maggior parte delle malattie (fanno ad esempio eccezione quelle che richiedono per loro stessa natura una maggiore flessibilità assistenziale) vengono quindi individuato il pacchetto prestazionale fruibile in esenzione, demandando comunque al medico il compito di realizzarne l’effettiva prescrizione sulla base delle effettive necessità del paziente.

Al fine di tutelare i cittadini affetti da minorazioni fisiche o psichiche e, in particolare, di garantire a tutti i cittadini inabili al lavoro i mezzi necessari per vivere, la legislazione italiana prevede inoltre una serie di prestazioni economiche o di altre agevolazioni a supporto dei cosiddetti “invalidi civili”. Agevolazioni che possono in alcuni casi per l’appunto riguardare anche i malati cronici. Attenzione però, perché la patologia cronica non comporta automaticamente il riconoscimento dell’invalidità civile: tale diritto, accertato anche attraverso alcuni controlli di natura medica, implica infatti una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno il 33%. Non solo, percentuali di invalidità diverse danno inoltre accesso a differenti tipologie di benefici:

  • fino al 33%, nessun riconoscimento
  • dal 33 al 73%, assistenza sanitaria e agevolazioni fiscali
  • dal 46%, iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l’Impiego per l’assunzione agevolata
  • dal 66%, esenzione dal ticket sanitario
  • dal 74% al 100%, prestazioni di natura economica per accedere alle quali è inoltre necessario l’accertamento di specifiche condizioni socio-economiche e reddituali

Tra le prestazioni ottenibili al soddisfacimento dei requisiti sanitari e amministrativi previstisi ricordano in particolare:

  • la pensione di inabilità, per i soggetti di cui sia riconosciuta un’inabilità lavorativa totale e permanente, di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi;
  • l’indennità di frequenza (minori invalidi), erogata su domanda ai cittadini minorenni ipoacusici o con altre patologiche ne possono ostacolare l’inserimento scolastico (svolgimento dei compiti, etc);
  • l’assegno mensile, prestazione economica a carattere assistenziale concessa agli invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi (termine periodicamente rivisto in relazione all’età pensionabile), con una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 74% e il 99%;
  • l’indennità di accompagnamento, per gli invalidi totali dei quali sia stata accertata l’impossibilità di svolgere i più normali atti della vita quotidiana (come deambulare) senza l’aiuto di un accompagnatore.

Fonte: www.pensionielavoro.it 

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