Psoriasi, così i neutrofili peggiorano l’infiammazione della pelle.

Psoriasi sistema immunitario: un recente studio aggiunge un nuovo importante tassello ai meccanismi che stanno alla base di una delle più comuni malattie infiammatorie della pelle. Protagonisti sono i neutrofili, i globuli bianchi più abbondanti nel sangue: per mezzo di speciali “trappole” – reti di fibre proteiche e DNA rilasciati dalla cellule morente – danneggiano i tessuti e peggiorano l’infiammazione. Nello studio pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori della Fujita Health University hanno scoperto il meccanismo e le vie di segnalazione cellulari che portano alla formazione delle trappole, in un modello di infiammazione cutanea nel topo. La scoperta, dichiarano i ricercatori, ha un rilevanza clinica: la comprensione di questi meccanismi, infatti, potrebbe indicare nuovi bersagli terapeutici per alleviare i sintomi della psoriasi e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Psoriasi: una malattia autoimmune?

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce circa il 3% della popolazione mondiale. È caratterizzata prima dalla comparsa di chiazze rosse sulla cute, e poi da ispessimenti e squame biancastre, che possono dare dolore e prurito.

Sulle cause della psoriasi, dopo più di 100 anni dalla sua scoperta, il parere degli scienziati non è ancora unanime.  Per alcuni si tratta di una risposta anomala del sistema immunitario ai batteri che vivono sulla pelle. La maggior parte, però, ritiene che la psoriasi sia una malattia ereditaria autoimmune, mediata dal sistema immunitario che non riconosce più le cellule della pelle – i cheratinociti – e inizia ad attaccarle. I cheratinociti sotto attacco proliferano in maniera incontrollata formando ispessimenti e placche sulla superficie della pelle. L’infiammazione richiama sul posto altre cellule immunitarie che rilasciano a loro volta proteine pro-infiammatorie, le citochine, in una reazione a cascata.

Numerosi studi hanno dimostrato il ruolo di varie cellule immunitarie – linfociticellule dendritiche e macrofagi – nella patogenesi della psoriasi. Tutte queste aumentano nelle lesioni psoriasiche rispetto al tessuto circostante e contribuiscono alla cascata infiammatoria e alla distruzione delle cellule sane della pelle. Ma c’è anche una quarta popolazione, la più abbondante tra i globuli bianchi nel sangue: sono i neutrofili, cellule dal nucleo segmentato e plurilobato, che difendono l’organismo dalle infezioni di natura batterica e fungina.

Neutrofili e trappole

neutrofili hanno anche una funzione pro-infiammatoria e contribuiscono alla patogenesi della psoriasi, ma non è ancora chiaro come. Uno dei meccanismi è la formazione delle cosiddette “trappole extracellulari dei neutrofili” NET (dall’inglese Neutrophil Extracellular Traps). Si tratta di strutture simili a reti, formate da materiale genetico e proteine rilasciati dai neutrofili morenti per “intrappolare” i patogeni. Ma come tutti i processi immunitari, anche le NET sono un’arma a doppio taglio: possono infatti danneggiare i tessuti, aumentare l’infiammazione e le reazioni autoimmuni, poiché espongono proteine “self” (proprie dell’organismo) al sistema immunitario. Nelle lesioni psoriasiche dei pazienti è stata riscontrata la presenza sia dei neutrofili sia delle trappole.

Solo di recente, quindi, i ricercatori hanno iniziato a studiare le NET – come si formano e quale è il loro ruolo nella psoriasi. Uno studio pubblicato lo scorso anno ha dimostrato che le NET creano infiammazione interagendo con due proteine,  IL-36 TLR-4. Queste, a loro volta, attirano altri neutrofili, esacerbando l’infiammazione.

Un nuovo meccanismo

Nello studio pubblicato su Scientific Reports, il gruppo della Fujita Health Universty ha ricreato un modello di infiammazione cutanea nei topi per approfondire il legame tra la via di segnalazione dell’IL-36 e la formazione delle NET. Lo scopo era quello di aggiungere un nuovo tassello al complesso panorama dei meccanismi immuno-mediati che contribuiscono alla patogenesi della psoriasi e che potrebbero indicare nuovi bersagli terapeutici per la clinica.

Il gruppo guidato dal professor Sugiura ha utilizzato un modello di topi con una mutazione nel gene antagonista del recettore dell’IL-36 (IL-36Ra). Questi topi, in altre parole, non esprimono la proteina che ha la funzione di bloccare l’IL-36 quando è in eccesso, riducendo così l’infiammazione.

I ricercatori hanno trattato due gruppi di topi – uno wild-type e uno con la mutazione nel gene IL-36Ra –  con imiquimod, un farmaco che stimola la via di segnalazione dell’IL-36. I topi trattati con imiquimod, dopo pochi giorni, sviluppano una malattia della pelle simile alla psoriasi, nota come DITRA. Quelli con il gene mutato, però, presentano un’infiammazione più severa dei wild-type. L’analisi istologica delle lesioni, inoltre, conferma l’aumento delle concentrazioni di neutrofili – già descritto dallo stesso gruppo in un altro studio – ma anche delle NET e delle citochine pro-infiammatorie associate alla via di segnalazione dell’IL-36.

Nuovi farmaci per la psoriasi

I ricercatori hanno quindi somministrato ai topi con DITRA un farmaco, la CI-amidina, che blocca un enzima responsabile della formazione delle NET. Dopo soli tre giorni di trattamento, il numero di lesioni, di cellule immunitarie e citochine pro-infiammatorie era significativamente ridotto rispetto al gruppo non trattato.

Lo studio dimostra il meccanismo con cui i neutrofili, per mezzo della formazione di NET, contribuiscono a esacerbare l’infiammazione nelle forme più gravi di psoriasi. La comprensione di questi meccanismi è fondamentale per la messa a punto di nuove terapie che blocchino selettivamente le molecole coinvolte. “La nostra ricerca indica nuove direzioni per lo sviluppo di approcci terapeutici – ha dichiarato Soichiro Watanabe, primo autore dello studio – farmaci che potrebbero rivoluzionare la qualità della vita di migliaia di persone che soffrono di forme particolarmente gravi di psoriasi.

 

Fonte:  Galileo

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2020-12-08T18:35:25+00:00
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