I traumi dell’infanzia possono influenzare anche il latte materno

Articolo del 30 Gennaio 2026

Il latte materno rappresenta l’alimento ideale per il neonato nei primi mesi di vita, grazie al suo ruolo fondamentale nello sviluppo fisico e immunitario. Studi recenti suggeriscono però che la sua composizione possa essere influenzata anche da esperienze vissute dalla madre molto tempo prima, in particolare durante l’infanzia.

Secondo le evidenze emerse dalla ricerca scientifica, le donne che hanno attraversato eventi traumatici nei primi anni di vita possono produrre un latte materno con un profilo molecolare diverso rispetto a chi ha avuto un’infanzia priva di esperienze traumatiche significative. Questo dato rafforza l’idea che i traumi precoci possano lasciare tracce durature, anche a livello biologico.

Un possibile meccanismo di trasmissione transgenerazionale

L’ipotesi alla base di queste osservazioni è che il latte materno possa rappresentare uno dei canali attraverso cui alcune conseguenze dei traumi infantili vengono “trasmesse” alla generazione successiva. Non si tratta di una trasmissione diretta del trauma, ma di segnali biologici che riflettono esperienze passate e che potrebbero influenzare lo sviluppo del bambino.

Le analisi dei campioni di latte mostrano differenze nella presenza di alcuni microRNA, molecole coinvolte nella regolazione dell’espressione genica, e nella concentrazione di acidi grassi a catena media, importanti per il metabolismo e la crescita del neonato. In particolare, un numero maggiore di eventi traumatici nell’infanzia materna sembra associarsi a variazioni più marcate di questi componenti.

Relazioni osservate, non cause dirette

Alcuni dati indicano anche una possibile associazione tra la diversa composizione del latte e alcuni aspetti del comportamento del lattante nel primo anno di vita. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che si tratta di correlazioni, non di rapporti di causa-effetto.

Questi risultati non mettono in discussione i benefici dell’allattamento al seno, che resta la scelta raccomandata quando possibile. Al contrario, suggeriscono quanto sia complesso il dialogo biologico tra madre e bambino e quanto siano profonde le interazioni tra fattori psicologici, ambientali e biologici.

Perché questi risultati sono importanti

Le evidenze disponibili indicano che i traumi vissuti in età precoce possono avere effetti di lunga durata sull’organismo. Comprendere meglio questi meccanismi potrebbe aiutare a:

  • identificare segnali biologici utili come biomarcatori;
  • valutare il ruolo di interventi psicologici o di supporto prima o durante la gravidanza;
  • migliorare le strategie di prevenzione e promozione della salute materno-infantile.

In conclusione, queste ricerche invitano a considerare la salute della madre lungo tutto l’arco della vita come un elemento centrale anche per il benessere delle generazioni future, rafforzando l’importanza di un approccio integrato che tenga insieme corpo, mente e contesto di vita.

Per approfondimenti: FOCUS

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