Ictus: riconoscerlo subito, curarlo meglio, prevenirlo è possibile
Articolo del 30 Dicembre 2025
L’ictus è una delle principali cause di morte e disabilità nel nostro Paese: ogni anno colpisce circa 120.000 persone in Italia e può avere conseguenze molto gravi se non viene trattato tempestivamente. Intervenire rapidamente è fondamentale: ogni minuto perso comporta la distruzione di circa 1,9 milioni di neuroni. Riconoscere i sintomi e chiamare immediatamente i soccorsi può fare la differenza tra recupero e danni permanenti, o addirittura salvare la vita.
Cos’è l’ictus e quali forme esistono
Il termine ictus (o stroke, “colpo”) indica un evento improvviso che provoca un danno al cervello a causa dell’interruzione dell’afflusso di sangue e ossigeno alle cellule nervose.
Si distinguono:
- ictus ischemico, il più frequente, causato dall’ostruzione di un’arteria cerebrale da parte di un trombo;
- ictus emorragico, meno comune ma spesso più grave, dovuto alla rottura di un vaso sanguigno nel cervello.
Esiste inoltre il TIA (attacco ischemico transitorio), una temporanea interruzione del flusso sanguigno che non lascia danni permanenti, ma rappresenta un importante campanello d’allarme e richiede approfondimenti medici immediati.
Chi è più a rischio
Il rischio di ictus aumenta in presenza di alcuni fattori, soprattutto se già si è verificato un evento precedente: in questo caso la probabilità di recidiva è 2-3 volte superiore. Anche la familiarità gioca un ruolo, spesso legato a stili di vita condivisi.
I principali fattori di rischio modificabili sono:
- ipertensione arteriosa;
- diabete;
- malattie cardiache (in particolare la fibrillazione atriale);
- fumo;
- alimentazione non equilibrata;
- consumo eccessivo di alcol;
- obesità e sedentarietà.
Agire su questi elementi è fondamentale per ridurre il rischio.
Prevenzione: fino a 8 ictus su 10 evitabili
Secondo gli studi, circa l’80% dei casi di ictus potrebbe essere prevenuto adottando stili di vita sani e controllando le patologie croniche.
Le principali raccomandazioni includono:
- non fumare;
- praticare regolare attività fisica;
- seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e pesce;
- mantenere un peso corporeo adeguato;
- limitare il consumo di alcol;
- evitare l’uso di droghe;
- monitorare regolarmente pressione, colesterolo, glicemia e salute cardiovascolare.
I sintomi da non ignorare: la regola FAST
Riconoscere i segnali dell’ictus è essenziale. Un metodo semplice per ricordarli è la regola FAST:
- F – Face: volto asimmetrico o bocca storta;
- A – Arms: difficoltà a sollevare o mantenere un braccio;
- S – Speech: linguaggio confuso, difficoltà a parlare o comprendere;
- T – Time: tempo e telefono, chiamare subito i soccorsi.
In presenza anche di uno solo di questi sintomi, è fondamentale chiamare immediatamente il 118 o il 112. Non bisogna contattare il medico curante né recarsi autonomamente in ospedale: i soccorritori porteranno il paziente nel centro più idoneo per la cura dell’ictus.
Cure e nuovi trattamenti
Il trattamento dell’ictus avviene nelle Stroke Unit, centri specializzati in grado di offrire terapie tempestive come:
- trombolisi, per sciogliere il trombo che ostruisce l’arteria;
- trombectomia meccanica, per rimuovere il coagulo tramite intervento endovascolare.
Per l’ictus emorragico può essere necessario un intervento neurochirurgico.
Tra le novità terapeutiche, è stato recentemente approvato dall’AIFA il farmaco trombolitico tenecteplase, che può essere somministrato con una singola iniezione endovenosa e risulta efficace anche in finestre temporali più ampie, fino a 24 ore in casi selezionati.
La riabilitazione: una fase cruciale
Superata la fase acuta, la maggior parte dei pazienti necessita di un percorso riabilitativo per recuperare autonomia e qualità di vita. La riabilitazione può includere:
- fisioterapia motoria;
- logopedia;
- riabilitazione della deglutizione;
- terapia occupazionale per il reinserimento sociale e lavorativo.
I progressi della medicina consentono oggi recuperi significativi, anche a distanza di tempo, ma l’accesso ai servizi riabilitativi non è uniforme sul territorio nazionale.
Il rientro a casa e il post-ictus
Il rientro a domicilio rappresenta una fase delicata. Molti pazienti necessitano di assistenza continuativa e di percorsi riabilitativi ambulatoriali o domiciliari, che spesso non sono sufficientemente coperti dal Servizio sanitario.
In Italia si stima che circa un milione di persone viva con esiti di ictus. In occasione della Giornata mondiale contro l’ictus, le associazioni dei pazienti richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare la presa in carico nel post-ictus, affinché pazienti e familiari non vengano lasciati soli.
Per approfondimenti: CORRIERE.IT
