Negli orti fai-da-te del paese del Sol Levante nascono le prime plantule di pomodoro geneticamente editate che producono una maggior quantità di un amminoacido utile contro l’ipertensione.

Il debutto di CRISPR in campo agrario sta avvenendo in modalità slow. Non in una grande farm a coltivazione intensiva degli Stati Uniti, ma negli orti fai-da-te del Sol Levante. Le prime plantule di pomodoro geneticamente editate hanno iniziato a lasciare la Sanatech Seed di Tokyo ai primi di maggio, per essere recapitate gratuitamente agli oltre 5000 cittadini che ne hanno fatto richiesta on line.

Si tratta di una varietà già popolare chiamata Sicilian Rouge che non contiene DNA estraneo ma è stata geneticamente corretta per offrire un maggior apporto di acido gamma-amminobutirrico (GABA). Pensati per i consumatori interessati a coniugare alimentazione e salute, questi pomodori CRISPR dovrebbero aiutare a tenere sotto controllo la pressione sanguigna senza assumere farmaci.

Se ai coltivatori amatoriali piaceranno, la polpa processata potrebbe essere messa in vendita già nel 2022. La produzione dei “Sicilian Rouge High GABA” sarà affidata ad agricoltori sotto contratto, che rivenderanno il raccolto alla Sanatech Seed in modo che la società possa controllare l’intero processo, assicurando qualità e tracciabilità.

Per quanto riguarda il mercato nazionale, non dovrebbero esserci problemi di tipo regolatorio. Il Giappone, infatti, non considera OGM le piante che non contengono geni extra ma presentano soltanto qualche lettera modificata, come potrebbe avvenire in seguito a una mutazione naturale.

Le etichette preparate dalla società produttrice sono all’insegna della trasparenza: “Questo prodotto è una pianta geneticamente editata”, si legge. Il presidente della Sanatech Seed, Shimpei Takeshita, comunque, vuole andare piano: “Non abbiamo fretta di arrivare alla commercializzazione. L’importante è conquistare i consumatori”.

Si pensava che a fare da apripista nel mondo, in qualità di primo prodotto vegetale CRISPR autorizzato, sarebbe stato il mais ceroso di Corteva, destinato a usi industriali. Ma il lancio appare condizionato dalle incertezze regolatorie che ancora aleggiano su alcuni mercati, a cominciare dall’Unione europea.

L’era CRISPR, dunque, sta iniziando con modalità diverse dal previsto: con una delle specie più iconiche che mettiamo in tavola, facendo leva sul passaparola degli appassionati dell’autoconsumo e sull’interesse dei consumatori per prodotti che siano buoni al tempo stesso per il palato e per la salute.

I dati sperimentali relativi allo sviluppo dei pomodori “high GABA” sono stati pubblicati nel 2017 su “Scientific Reports” da Hiroshi Ezura e colleghi dell’Università di Tsukuba, altre informazioni utili emergono dalle FAQ sul sito della società produttrice e dalla lettera inviata alle autorità statunitensi per avere conferma che il prodotto non sarebbe considerato OGM in America.

Per ottenere un livello 4-5 volte maggiore di GABA, senza modificare le altre caratteristiche della pianta, i ricercatori hanno inattivato un elemento genetico che ne frena la produzione. Secondo la società produttrice, basterebbe mangiare un pomodoro o due ogni giorno per trarne beneficio.

Non è sempre facile dimostrare gli effetti positivi dell’assunzione di sostanze bioattive di origine vegetale come il licopene o il GABA, ma gli autori citano diversi studi eseguiti su ratti oltre che su soggetti umani e la società intende chiedere il riconoscimento di “alimento funzionale” per i suoi pomodori arricchiti.

Intanto vale la pena notare alcuni elementi di contesto. Primo: il Giappone conferma un approccio originale alla commercializzazione delle biotecnologie vegetali. Vale la pena di ricordare che sono made in Japan le uniche specie ornamentali transgeniche vendute in diverse parti del mondo (garofani e rose tendenti al blu).

Secondo: pochi se ne ricordano, ma prima che arrivassero soia, colza, mais e cotone transgenici, anche la stagione degli OGM era iniziata con dei pomodori nel 1994. I Flavr Savr avevano incontrato il favore dei consumatori ma sono scomparsi rapidamente dai supermercati perché il fatto che si conservassero meglio non è bastato a costruirci sopra un buon affare. Aver sviluppato un buon prodotto non garantisce di per sé il successo commerciale.

Terzo: gli OGM classici in commercio sono stati pensati per facilitare la produzione su larga scala più che per piacere ai consumatori, dunque i Sicilian Rouge editati saranno un utile test per comprendere se discostarsi da quel modello può favorire l’accettazione.

Post scriptum: La Sanatech Seed presenta i suoi pomodori con un video che non appare convincente agli occhi di una consumatrice italiana come me. La domanda da porsi è: si tratta di una differenza culturale o di un passo falso sul piano della comunicazione?

 

Fonte: Le Scienze