Il consumo di alcol è vietato fino ai 18 anni, ma molti giovanissimi bevono lo stesso, magari inconsapevoli dei rischi per la salute negli anni a venire. Oggi una nuova ricerca condotta dall’ospedale universitario di Kuopio e dall’università della Finlandia orientale dimostra che negli adolescenti il cosiddetto binge drinking potrebbe contribuire ad alterazioni del cervello visibili già nella prima età adulta. Rilevate per ora in un piccolo campione di giovani, riguarderebbero il cervelletto, coinvolto in alcune importanti funzioni cognitive. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Alcohol.

Lo studio sui giovani

Il binge drinking – o abbuffata alcolica – consiste nel bere più di cinque o sei bicchieri in una stessa occasione – per esempio dall’ora dell’aperitivo al dopocena – è un comportamento rischioso. In generale, un consumo eccessivo di alcol è dannoso a tutte le età e gli scienziati hanno dimostrato che negli adulti quest’abitudine protratta nel tempo può portare a danni al cervelletto, un’area che prende parte al controllo dei movimenti, ad alcune importanti funzioni cognitive quali l’attenzione, la memorizzazione, il linguaggio, e alla regolazione degli impulsi legati alla paura e al piacere. Se il ruolo negli adulti era noto, ancora il potenziale impatto sugli adolescenti e sui ventenni non sembrava così chiaro. I ricercatori hanno coinvolto per ora 58 partecipanti di età compresa fra i 21 e i 28 anni, i cui comportamenti legati all’assunzione di alcol sono stati monitorati nei 10 anni precedenti, dunque durante l’adolescenza. Trentatré dei 58 ragazzi sono stati considerati forti bevitori – dunque consumatori a rischio –, mentre i rimanenti 25 nello stesso periodo avevano bevuto poco (solo in alcune occasioni) o per niente. Nessuno di loro aveva una diagnosi di un disturbo da uso di alcol o alcol-dipendenza, manifestava alterazioni di rilievo, e tutti presentavano un normale funzionamento cognitivo.

I risultati

Nei forti bevitori la risonanza magnetica cerebrale ha rivelato alterazioni nel cervelletto, in assenza di un disturbo da uso di alcol, che meritano approfondimento. I cambiamenti riguardano in particolare il volume dei lobuli posteriori, che non si riscontrano nei bevitori leggeri. “I nostri risultati suggeriscono la presenza di alterazioni nel cervelletto di giovani adulti in salute con una storia di un forte consumo di alcol dall’adolescenza”, si legge nello studio. “Le aree del cervello coinvolte sono associate a funzioni motorie e cognitive”, sottolinea la ricercatrice Virve Kekkonen, che ha coordinato lo studio. “Tuttavia, bisogna condurre altre ricerche per valutare il significato e le implicazioni di questi risultati”.

Fermarsi in tempo

Fino a 18 anni bere è proibito e anche dopo non ci sono soglie sicure rispettando le quali l’alcol non comporta rischi. In generale l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Istituto superiore di sanità hanno fornito delle linee guida sui consumi massimi – non quelli consigliati, ma quelli ritenuti possibili per chi comunque sceglie di voler bere – che sono i seguenti: il divieto di bere fino a 18 anni; al massimo un’unità alcolica, pari a un bicchiere piccolo di vino oppure a una lattina di birra da 330 ml, fino a 21 anni, nelle donne e negli over 65; al massimo due unità nei maschi adulti. Fra i consumatori a rischio, che in Italia sono circa 8,6 milioni, ci sono anche i binge drinker di qualsiasi età. In molti di loro non c’è ancora un danno visibile o la presenza di un disturbo da uso di alcol, anche se purtroppo ci si può arrivare, soprattutto se il consumo è cronico e crescente.

 

FonteGalileo

LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS