I disordini temporo-mandibolari sono la seconda causa di dolore muscolo-scheletrico

Articolo del 09 Aprile 2021

Quando dolori cervicali, facciali, cefalee, mal d’orecchio persistono, senza che la causa scatenante venga a galla, provate a posizionare le mani all’altezza della mandibola e controllate che, aprendo e chiudendo la bocca, l’articolazione non emetta un “click”. Quel rumore, pure se quasi impercettibile, potrebbe essere la chiave di molti dei vostri malesseri.

Chi potrà risolverli? Lo gnatologo, uno specialista odontoiatra che, in team con i chirurghi maxillo-facciali e altre figure professionali, si occupa dei problemi temporo-mandibolari dell’area testa-collo. «In ambito muscolo-scheletrico, dopo i dolori lombari, i disordini temporo-mandibolari rappresentano la seconda causa di dolore muscolo-scheletrico – spiega Piero Cascone, primario di chirurgia maxillofacciale del policlinico Umberto I di Roma -. Tra gli italiani, le percentuali sono in costante aumento e si stima che ne soffra circa il 10% della popolazione adulta».

Le conseguenze della pandemia

I disordini temporo-mandibolari, nel pieno della terza ondata dell’emergenza Covid-19, continuano ad aumentare. «Ciascun individuo, anche a livello inconscio, accumula tensione – continua Cascone -. L’ansia può essere somatizzata in vari modi tra cui un’accresciuta tensione dell’articolazione temporo-mandibolare, che provoca dolori a livello oro-facciale, temporale e cervicale. Il nostro organismo risponde allo stress costruendo uno stato di difesa che aumenta le tensioni muscolari, come se ci si stesse preparando ad un attacco. Una reazione fisiologica dell’organismo da cui origina un aumento delle problematiche articolari, con dolore temporale e cervicale. Questi dolori articolari, nella zona temporo-mandibolare, sono apparentemente banali, ma si manifestano in maniera acuta nella trasmissione a livello muscolare».

Disordini temporo-mandibolari: forme e soggetti a rischio

I dolori possono manifestarsi a livello della mandibola, del viso, del collo e, spesso, possono essere accompagnati anche da mal di testa o dolore all’orecchio. «Se l’articolazione emette un click siamo di fronte ad una forma leggera che, però, –  spiega lo specialista – può evolversi in una situazione più complessa, in cui non si riesce ad aprire la bocca. Le condizioni più gravi, invece, emergono quando all’interno dell’articolazione ci sono delle patologie neoplastiche».

Questi disturbi colpiscono trasversalmente tutte le età, con una prevalenza tra il genere femminile. «Sono dolori che causano disagi sociali, scolastici, lavorativi, a causa delle difficoltà provate nel parlare, masticare, deglutire, sorridere – sottolinea Cascone -. Ne possono soffrire anche bambini e adolescenti. Ed è a loro che bisogna prestare maggiore attenzione poiché, non riuscendo a comunicare il proprio disagio, sono spesso vittime di una diagnosi tardiva».

Campanelli di allarme

I sintomi che devono destare allarme sono i rumori all’articolazione o le limitazioni nell’apertura della bocca. «Per aprire e chiudere la bocca ogni individuo attiva molte strutture quali ad esempio la mandibola, le articolazioni, i denti, i muscoli e la giunzione cranio-vertebrale – spiega il professore -. Il nostro organismo sopperisce automaticamente ad eventuali disfunzioni: se una di queste strutture non funziona, le altre si adattano e compensano. Se però la capacità di compensazione viene meno si favoriscono le patologie articolari, da cui si innescano varie disfunzioni, dalla mandibola che va in una posizione errata, alla comparsa di cefalee irrisolvibili».

Soluzioni

Il primo step è la consapevolezza: «Conoscere i propri problemi è già un primo passo verso la loro risoluzione – assicura il chirurgo maxillo-facciale -. Ci si può dedicare a momenti di rilassamento, facendo dei movimenti con la bocca, il collo e le spalle, che possano allentare la tensione muscolare. Ancora, potranno essere evitati cibi duri ed elastici, e movimenti eccessivi della bocca, come uno sbadiglio dall’apertura troppo ampia».

Per la diagnosi il primo confronto è sempre con il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale «che – spiega Cascone – potrà indirizzare il paziente dal fisioterapista, dall’odontoiatra o da un chirurgo maxillo- facciale, a seconda della gravità della situazione».

Non esistono casi irrisolvibili. Tuttavia, in alcune situazioni è necessario ricorrere alla chirurgia, quando all’interno dell’articolazione temporo-mandibolare si crea un danno strutturale. «L’intervento consiste essenzialmente nel recuperare le strutture articolari rovinate riposizionando il disco articolare e ricostruendo i legamenti e, come in ortopedia, si associano artroscopia e lavaggi articolari. Queste procedure sono molto simili agli interventi sul ginocchio effettuati dagli ortopedici anche se – conclude il professore – le strutture dell’articolazione temporo-mandibolare sono molto più piccole».

 

FonteSanità Informazione

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