Un nuovo studio spiega conferma che anni estremamente caldi si registreranno quasi ovunque nel mondo. Già a partire dai prossimi anni.

La quasi totalità del Pianeta dovrà fronteggiare anni estremamente caldi. A spiegarlo è uno studio pubblicato dalla rivista Nature, le cui previsioni non sono a lungo termine ma si riferiscono a ciò che accadrà di qui al 2030.

Le responsabilità di Cina, Stati Uniti, India, Russia e Unione Europea

L’analisi si basa su dati storici relativi alle emissioni di gas ad effetto serra e sugli impegni assunti in particolare dalle nazioni maggiormente responsabili della dispersione di CO2 nell’atmosfera: Cina, Stati Uniti, India e Russia, ai quali si aggiungono i paesi membri dell’Unione europea. In questo modo, è stato possibile ipotizzare quale sarà il riscaldamento in ciascuna regione, di qui alla fine del decennio in corso.

I risultati dello studio indicano che ben il 92 per cento dei 165 stati prese in considerazione dovrebbero registrare temperature estremamente elevate almeno un anno sì e uno no. Il che significa che si registreranno livelli record, che normalmente si raggiungono una volta ogni cento anni.

Caldo eccezionale in America del Nord

In Canada e negli Stati Uniti sono stati allestiti nell’estate del 2021 dei “cooling centres”, siti nei quali consentire alla popolazione di rinfrescarsi

Secondo Alexander Nauels, dell’organizzazione non governativa Climate Analytics, co-autore dell’analisi, i dati “sottolineano l’esistenza di un’emergenza e mostrano che il riscaldamento globale è un fenomeno che riguarda il mondo intero”. Un altro merito del nuovo studio è inoltre quello di confermare le responsabilità delle aree più industrializzate della Terra.

A patire anni estremamente caldi sarà soprattutto l’Artico

I ricercatori hanno infatti calcolato quale sarebbe la situazione se si eliminasse dal conteggio la CO2 dispersa a partire dal 1991 da tali grandi nazioni (o gruppi di nazioni). Ebbene, la quota di paesi costretti ad affrontare anni con temperature estreme scenderebbe dal 92 al 46 per cento. La ragione per la quale è stato presto come punto di riferimento il 1991 è legata al fatto che proprio quell’anno fu pubblicato il primo rapporto sul clima dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici. Documento che per la prima volta sottolineava in modo ufficiale, appunto, il peso di Cina, Stati Uniti, India, Russia e Unione Europea in tema di riscaldamento globale.

A patire le conseguenze peggiori saranno le alte latitudini dell’emisfero boreale. È noto infatti come nell’area artica l’aumento della temperatura sia ben più veloce rispetto alla media globale.

 

Fonte: LIFEGATE

LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS