La Legge di Bilancio 2023 non prevede novità in materia di welfare aziendale. Sono molti tuttavia gli interventi, anche a costo zero, per migliorare la normativa che regolamenta i beni e i servizi rivolti ai dipendenti come integrazione della normale retribuzione. Emmanuele Massagli, presidente di AIWA, ci racconta la posizione dell’Associazione e le sue proposte.

Il testo della Legge di Bilancio 2023 inviato alle Camere non prevede novità sul fronte del welfare aziendale. L’unico passaggio della Manovra in cui si richiamano i temi del welfare e della produttività riguarda l’abbassamento dell’aliquota sostitutiva del Premio di Risultato, che passerà dal 10% al 5%. Non c’è niente invece sui fringe benefit1, tema molto caldo alla luce dell’aumento della soglia di defiscalizzazione a 3.000 euro.

Tuttavia, come Secondo Welfare ha suggerito nei mesi scorsi, sono diverse le azioni che il Legislatore potrebbe adottare per migliorare la normativa sui beni e servizi destinati ai lavoratori. Anche senza particolari dispendi per le casse pubbliche.

Di questa idea è anche AIWA, l’Associazione Italiana Welfare Aziendale, realtà che riunisce i principali operatori del mercato, che già nei mesi scorsi aveva avanzato alcune proposte in questa direzione. In vista della prima Manovra firmata dal Governo Meloni, abbiamo voluto confrontarci su questo tema proprio con il presidente di AIWA, Emmanuele Massagli.

Welfare aziendale: quali novità dalla Legge di Bilancio?

Come detto, dunque, non ci sono novità sul fronte dei fringe benefit. Ciò significa che all’inizio del 2023 la soglia di defiscalizzazione tornerà al suo valore normale (cioè 258,23 euro). Su questo Massagli sottolinea che “non ci sono stati interventi nemmeno da parte del Parlamento. Tra gli emendamenti presentati in questi giorni ce n’è uno, firmato dall’On. Gadda, che avanza alcune proposte interessanti in merito ai Premi di Risultato e al welfare aziendale nei comparti del pubblico impiego. Ma non c’è niente sui fringe benefit o su altre questioni riguardanti il welfare. Ci sarà poi il Milleproroghe2, che sarà dibattuto a gennaio e che può essere un’opportunità per il Parlamento per confrontarsi su questi temi”.

Nulla di nuovo dunque in materia di fringe. “Come AIWA crediamo però che sia il momento di prendere una decisione definitiva, così da consentire alle imprese e agli operatori del welfare aziendale di potersi muovere con le giuste tempistiche”. Massagli ci tiene a una specifica importante su questa nuova soglia: “per quanto ci riguarda la scelta di portare la soglia dei fringe a 3.000 euro è stato un errore. Un valore troppo elevato rischia di svilire gli interventi di natura sociale legati al welfare aziendale, ridurre l’apporto delle parti sociali e incentivare un welfare consumistico”.

Come abbiamo spiegato quiuna quota troppo alta di fringe benefit rischia infatti di far “scomparire” le altre voci previste dalla normativa, a cominciare dal cosiddetto welfare “nobile”, cioè quello con chiari risvolti sociali legati alla cura, all’assistenza, all’educazione, ecc. Le imprese che fanno welfare sarebbero infatti scoraggiate a costruire dei piani di welfare incentrati sui bisogni sociali dei propri collaboratori e sarebbero invece spinte a dare premialità tramite i soli buoni acquisto o simili.

Inoltre, l’utilizzo dei fringe può andare ad alimentare in via prioritaria i grandi colossi dell’e-commerce, a scapito delle filiere di commercio locale e dei piccoli esercenti. Molto spesso i fringe benefit sono infatti veicolati dalle imprese sotto forma di voucher, card o buoni acquisto che finiscono nei circuiti della grande distribuzione (anche se stanno nascendo alcune soluzioni per coinvolgere in maniera semplice il commercio locale).

Le proposte di AIWA per rafforzare il welfare aziendale

È per queste ragioni che il primo suggerimento di AIWA è quello di definire una soglia dei fringe coerente con il valore medio dei piani di welfare. Dato che, in media, il budget welfare di un lavoratore è di circa 800/1.000 euro”, continua Massagli, “fringe benefit dovrebbero essere portati ad un valore annuale massimo di 600 euro. In questo modo avremo un valore coerente con il costo della vita e che, al tempo stesso, non scoraggerebbe l’utilizzo degli altri servizi previsti dalla normativa”.

Per quanto riguarda invece il rimborso delle utenze domestiche di acqua, luce e gas tramite gli stessi fringe, una possibilità specificata da un recente circolare dell’Agenzia delle Entrate, la volontà dell’Associazione sarebbe quella di riconoscere questa possibilità per tutto il 2023. “Dovrebbe trattarsi di una norma transitoria, per dare una risposta all’aumento dei costi dell’energia. E a tale scopo la normativa dovrebbe ricomprendere in maniera chiara anche le spese condominiali, così come ha evidenziato l’Agenzia delle Entrate”.

Ci sono poi altre proposte da parte di AIWA che riguardano da vicino le possibilità più sociali del welfare aziendale. “Per quanto riguarda il comma 2 dell’articolo 51 del TUIR (cioè quella “sezione” della normativa che elenca le prestazioni di natura sociale, ndr) vorremmo, innanzitutto, prevedere la possibilità di cedere parte del credito welfare dei lavoratori e delle lavoratrici a organizzazioni del Terzo Settore, al Servizio Sanitario Nazionale e alla Protezione Civile. Questo allo scopo di ridurre i cosiddetti residui (cioè la parte del budget welfare che non viene speso, ndr), ma anche di favorire le donazioni verso enti che si occupano delle attività sociali e sanitarie”.

Massagli elenca poi alcune altre opportunità su temi sempre più centrali per la vita degli italiani ma che non sono al momento considerati dalla normativa. “Sarebbe cruciale concedere la possibilità di utilizzare il budget del welfare aziendale per il rimborso delle spese di affitto sostenute da studenti iscritti a università o ITS aventi sede oltre i 50 km dalla residenza” spiega il presidente. “Inoltre bisognerebbe prevedere di usarlo per l’acquisto di polizze vita destinate ai dipendenti, per la fruizione dei lavoratori di corsi di istruzione, educazione e formazione continua”.

Sulla base di alcune indagini fatte dai provider associati ad AIWA vorremmo poi inserire anche il rimborso o il pagamento diretto delle spese per la cura e l’assistenza sanitaria di animali domestici. Questo riguarderebbe sia le spese veterinarie, sia quelle relative alla tolettatura e al dog-sitting. Nelle survey rivolte ai lavoratori emerge chiaramente che questi sarebbero servizi molto apprezzati”.

Nuovi servizi per rispondere a nuove esigenze

Le restanti indicazioni sono invece finalizzate ad aggiornare la normativa in considerazione delle nuove esigenze e necessità delle persone. A questo riguardo per Massagli si dovrebbe introdurre la possibilità di rimborsare le spese per la mobilità sostenibile, “ad esempio delle auto elettriche, delle bici o dei monopattini che possono essere utilizzati in sharing”. Inoltre si suggerisce di innalzare il valore giornaliero massimo dei buoni pasto elettronici a 10 euro, “allo scopo di valorizzare la digitalizzazione di questi strumenti”. Proprio su questo “è stato recentemente presentato anche un emendamento alla Manovra 2022, a firma dell’On. Malaguti”.

Infine, Massagli suggerisce di semplificare le possibilità che riguardano il rimborso da parte del datore di lavoro della quota di interessi passivi di mutui e prestiti. “Si tratta di una soluzione che piace molto ai lavoratori. Se poi consideriamo che i tassi di interesse sui mutui sono quadruplicati nel corso dell’ultimo anno, capiamo che ha anche un valore economico e sociale non indifferente. Anche perché si tratta di somme di denaro spesso associate alla prima casa”.

Oggi il meccanismo previsto dalla normativa non la rende conveniente: in particolare a causa della crescita del tasso di interesse monetario a livello europeo. L’idea di AIWA è quello di adottare per questo genere di spese la logica del rimborso e del pagamento diretto, e quindi prevedere meno vincoli per impresa e lavoratori”.

Aumentare la spendibilità del welfare aziendale

Se volessimo sintetizzare le tante cose dette da Massagli potremmo dire che le proposte di AIWA puntano a rendere il welfare aziendale ancora più appetibile per le persone, che oggi si trovano ad affrontare nuovi problemi e a far fronte a nuovi bisogni rispetto a qualche anno fa.

Secondo Massagli “la logica è quella di potenziare la componente sociale del welfare aziendale, inserendo tipologie di servizi che leggono i bisogni di oggi. La normativa è stata scritta nel 1986 ed è stata rivista nel 2016, ma le necessità dei lavoratori sono in continua evoluzione e cambiano anno dopo anno. Dobbiamo quindi adeguarci”.

E la cosa da tenere in considerazione è che non si tratta di proposte basate su percezioni o impressioni momentanee. Gli operatori legati ad AIWA infatti svolgono periodicamente indagini e approfondimenti tra i lavoratori e le imprese, che poi vengono messe a tema e sono oggetto di confronto tra i membri dell’associazione. Non originano dunque da scelte arbitrarie, ma da un percorso che i proprietari delle piattaforme di welfare aziendale hanno scelto di fare per adeguare le loro proposte alle necessità della gente.

Stando alle stime di AIWA”, conclude Massagli, “questi interventi sarebbero sostanzialmente a costo zero per lo Stato. Rispetto a interventi per ripensare il cuneo fiscale – che invece costerebbero milioni di euro, o addirittura miliardi – il loro obiettivo è solo quello di ampliare le possibilità di spesa. Gli unici costi per l’Erario potrebbe derivare dal fatto che nuove imprese inizieranno ad investire nel welfare aziendale. Ma stiamo parlando comunque di cifre irrisorie”.

 

Fonte: Second welfare

LEGGI TUTTE LE ALTRE NEWS