Due mesi fa un carrarmato durante un’esercitazione ha sparato un colpo di cannone, centrando un pollaio a Vivaro, presso Pordenone. Un errore accaduto in uno storico poligono di tiro dell’esercito su cui s’indaga ancora. Ma anche dagli agricoltori del paesino erano partiti vari colpi, tutti incruenti, ma pesantissimi. Sono i colpi che, a forza di ricorsi al Consiglio di Stato prima e alla Corte di Giustizia Europea poi, hanno abbattuto il concetto che il principio di precauzione contro gli Ogm possa durare per secoli.

La Corte aveva sentenziato che verso le piante definite Ogm, essendo state approvate già nel secolo scorso dall’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, non esistevano più timori o incertezze e che queste potevano essere coltivate ovunque in Europa. Ma non finisce qui. I tre imprenditori agricoli del paesino bersagliato dal fuoco amico, Fidenato, Dalla Libera e Campagnolo, coltivando a ripetizione mais Ogm, hanno anche dimostrato che la coesistenza con chi non vuole coltivare Ogm non solo è possibile, ma addirittura facile da realizzare. Difatti nessun agricoltore con campi coltivati a mais non-Ogm distanti dai loro solo pochi metri è mai stato disturbato dalle piante frutto della tecnologia degli Ogm vecchia oramai di quasi 40 anni.

Ma i tempi corrono e le tecnologie del terzo millennio sono oramai tra noi: già i primi pazienti sono stati curati con tecnologie definite oggi NGT, nuove tecnologie genomiche. E quel GT sa un po’ di Gran Turismo, difatti sono tecnologie non solo molto più veloci, ma estremamente più raffinate. Ora si può correggere un singolo difetto, si può migliorare il patrimonio genetico di un qualunque organismo senza nemmeno immettere del DNA nell’organismo da curare. Sono tecniche che non lasciano tracce e che imitano alla perfezione quelle mutazioni casuali che ci conducono alla tanto agognata biodiversità. Perché tutta la biodiversità nasce da mutazioni genetiche occasionali.

Con le NGT possiamo aumentare la biodiversità, proteggendo le piante dall’aggressione di funghi e parassiti. Così ridurremo ancora l’uso di agrofarmaci e di composti come gli ossidi di rame che, benchè definiti “biologici”, sono metalli pesanti che inquinano i suoli dove coltiviamo uva, mele o pomodori. Inoltre l’IPCC, il Panel Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici, consiglia l’uso di NGT (ed in particolare del CRISPR premiato col Nobel 2020 a due ricercatrici) per migliorare ed adattare le piante ai cambiamenti climatici in corso, riducendo così le emissioni di altri gas ad effetto serra che surriscaldano il pianeta.

Il 29 aprile scorso la Commissione Europea ha infine emesso un parere di cauta apertura alle NGT che vengono definite utili e funzionali anche ai programmi europei del Green Deal e in particolare del Farm to Fork che prevedono l’abbattimento degli agrofarmaci e la transizione ecologica, ma che non si capiva bene come potessero essere realizzati senza disporre di nuovi strumenti. Le NGT sono un ragionevole metodo per coniugare sicurezza alimentare, tutela della biodiversità, produzioni sufficienti e abbattimento dei gas serra. Erano due anni che si attendeva questo parere, dopo che dal 2018 la Corte Europea aveva definito tutto quello che mangiamo dal 1953 come Ogm, con poche insignificanti eccezioni.

In realtà quella sentenza puntava l’indice contro la definizione stessa di Ogm, vecchia di 20 anni e oramai diventata insensata. Molti passaggi del parere della Commissione li avevamo già illustrati come rappresentanti del CNR in audizione alla Commissione agricoltura del Senato nel 2016 e poi nel 2020.

E tanti passaggi del parere della Commissione gestiscono il principio di precauzione e la coesistenza delle agricolture.

Auguriamoci solo che non sia un parere “a salve”, ma l’ingresso dell’agricoltura nel terzo millennio.

 

Fonte: La Stampa

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