Liste d’attesa e visite specialistiche: cosa cambia con il nuovo Piano nazionale 2026-2028

Articolo del 23 Settembre 2026

Ridurre i tempi di attesa non significa soltanto aumentare il numero di visite ed esami disponibili. È questo uno dei principi alla base del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) 2026-2028, che introduce un nuovo approccio alla gestione della domanda di prestazioni sanitarie.

L’obiettivo è rendere il sistema più efficace e sostenibile, partendo dai reali bisogni di salute della popolazione e migliorando l’intero percorso del cittadino: dalla prescrizione alla prenotazione, fino all’effettiva erogazione della prestazione.

Tra gli elementi centrali figurano l’appropriatezza delle prescrizioni, la presa in carico del paziente, l’integrazione tra strutture pubbliche e private accreditate e un utilizzo più esteso degli strumenti digitali per il monitoraggio dei percorsi di cura.

Liste d’attesa: un nuovo approccio

Negli anni passati, gli interventi per contrastare le liste d’attesa si sono concentrati soprattutto sull’aumento dell’offerta sanitaria, attraverso un maggior numero di prestazioni, l’ampliamento delle sedute ambulatoriali e il recupero delle visite e degli esami arretrati. Il nuovo Piano punta invece ad affiancare a queste misure una maggiore capacità di analizzare e governare la domanda sanitaria.

Non si tratta quindi soltanto di aumentare il numero delle prestazioni disponibili, ma di comprendere quali siano i reali bisogni della popolazione, programmare di conseguenza i servizi e indirizzare le risorse verso percorsi assistenziali appropriati e monitorabili.

Dalla prescrizione alla prestazione: seguire tutto il percorso

Per quanto riguarda la specialistica ambulatoriale, uno degli obiettivi è avere una visione più completa del percorso compiuto dal cittadino.

Il sistema dovrà consentire di analizzare ciò che avviene tra:

  • la prescrizione di una visita o di un esame;
  • la prenotazione;
  • l’effettiva erogazione della prestazione;
  • gli eventuali bisogni di salute che non arrivano neppure a trasformarsi in una richiesta di assistenza.

Esiste infatti una parte della domanda sanitaria che può sfuggire alle rilevazioni tradizionali. Alcune persone non riescono a prenotare, altre prenotano ma non effettuano la prestazione, mentre altre ancora possono rinunciare alle cure o rivolgersi a canali differenti.

Tra le possibili cause figurano difficoltà di accesso ai sistemi di prenotazione, saturazione dell’offerta, tempi di attesa troppo lunghi e distanza dalle strutture disponibili.

Programmare visite ed esami sulla base dei bisogni reali

Un altro punto centrale riguarda la determinazione del fabbisogno di prestazioni specialistiche. Il Piano indica la necessità di superare progressivamente una programmazione fondata prevalentemente sui consumi sanitari del passato, utilizzando maggiormente informazioni in grado di descrivere le effettive condizioni di salute della popolazione.

La programmazione dovrà quindi tenere conto di elementi quali dati epidemiologici, caratteristiche demografiche e sociali, diffusione delle patologie croniche e profili di salute della popolazione. L’integrazione di queste informazioni con strumenti di analisi e previsione dovrebbe permettere di stimare meglio l’evoluzione dei bisogni assistenziali e, di conseguenza, organizzare l’offerta.

Questo processo è importante sia per programmare la rete dei servizi sia per definire l’apporto delle strutture pubbliche e private accreditate e garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Telemedicina e servizi territoriali entrano nella rete dell’offerta

Il concetto di offerta sanitaria viene inoltre considerato in maniera più ampia rispetto al passato. Accanto alle strutture tradizionali assumono un ruolo crescente le Case della Comunità, i servizi territoriali e la Farmacia dei servizi, insieme alle diverse possibilità offerte dalla sanità digitale.

Tra queste rientrano:

  • telemedicina;
  • televisita;
  • teleconsulto;
  • telemonitoraggio.

L’obiettivo è utilizzare in maniera coordinata i diversi strumenti disponibili, migliorando l’accessibilità alle cure e contribuendo a ridurre la pressione sulle strutture sanitarie tradizionali.

Il paziente al centro del percorso di cura

Un principio particolarmente importante riguarda la presa in carico del cittadino. Il paziente non dovrebbe essere lasciato solo nell’organizzazione delle diverse tappe del proprio percorso assistenziale. Il Piano punta quindi a rafforzare la continuità delle cure e il coordinamento tra assistenza territoriale, specialistica e ospedaliera.

Particolare attenzione viene riservata alle persone con patologie croniche e ai pazienti fragili, per i quali sono previsti percorsi maggiormente personalizzati e proattivi.

L’obiettivo è passare da un sistema nel quale il cittadino deve spesso orientarsi autonomamente tra prescrizioni, prenotazioni e strutture a un modello caratterizzato da una maggiore continuità assistenziale.

Più integrazione tra pubblico e privato accreditato

Per favorire il rispetto dei tempi massimi di attesa, il Piano punta anche a un utilizzo più coordinato delle strutture disponibili sul territorio.

In questo quadro viene rafforzata l’integrazione tra strutture pubbliche e privato accreditato, con l’obiettivo di organizzare l’offerta complessiva sulla base dei bisogni assistenziali e delle disponibilità presenti nei diversi territori.

La programmazione delle prestazioni dovrà quindi considerare in maniera integrata le diverse componenti del sistema sanitario.

Liste d’attesa e digitale: più monitoraggio

Un ruolo importante sarà svolto anche dalla digitalizzazione. Il Piano prevede sistemi di controllo più evoluti attraverso la Piattaforma Nazionale Liste d’Attesa e la sua interoperabilità con le piattaforme regionali. Il monitoraggio riguarderà diversi aspetti, tra cui prescrizioni, agende delle strutture, prestazioni erogate e integrazione tra operatori pubblici e privati accreditati.

Disporre di informazioni più complete dovrebbe consentire di individuare con maggiore precisione le criticità e intervenire sulla programmazione dei servizi.

Più informazioni e trasparenza per i cittadini

Il nuovo modello dedica infine attenzione alla trasparenza e all’informazione degli utenti. Sono previsti strumenti informativi più accessibili, una maggiore disponibilità di dati e sistemi per raccogliere le segnalazioni dei cittadini e monitorare le difficoltà incontrate nell’accesso alle prestazioni.

Il PNGLA 2026-2028 delinea quindi un cambiamento più ampio rispetto al semplice incremento del numero di visite ed esami disponibili: l’obiettivo è costruire un sistema capace di conoscere meglio la domanda, programmare l’offerta sulla base dei bisogni della popolazione e accompagnare maggiormente il cittadino lungo il percorso di cura.

La riduzione delle liste d’attesa viene così collegata a appropriatezza, programmazione, integrazione dei servizi, digitalizzazione e presa in carico, con l’obiettivo di rendere l’accesso alle prestazioni sanitarie più efficace e sostenibile.

Per approfondimenti: ASSINEWS

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