Asilo nido e microbiota: come i bambini si scambiano i batteri intestinali

Articolo del 16 Marzo 2026
Una ricerca italiana pubblicata sulla rivista scientifica Nature aggiunge un nuovo tassello alla comprensione di come si forma il microbiota intestinale, l’insieme dei batteri che abitano il nostro intestino e che può influenzare la salute nel corso della vita.
Il processo di formazione del microbiota inizia già durante la gravidanza. Le condizioni di salute della madre, ad esempio il peso corporeo, possono influire sulla qualità dei batteri intestinali del neonato. Anche il momento del parto gioca un ruolo importante: la nascita per via naturale favorisce una colonizzazione microbica più ricca e diversificata rispetto ad altre modalità. Successivamente, l’alimentazione nei primi mesi di vita contribuisce ulteriormente alla costruzione di questo ecosistema batterico, con l’allattamento materno che rappresenta una delle condizioni più favorevoli.
Questi fattori rientrano nel periodo considerato cruciale dei “primi mille giorni”, che va dal concepimento ai due anni di età e che ha un’influenza significativa sulla composizione del microbiota.
A questo quadro si aggiunge ora un elemento finora poco studiato: la socialità precoce. La frequenza della scuola dell’infanzia, primo vero ambiente sociale per molti bambini, può infatti favorire la condivisione e lo scambio di batteri intestinali tra coetanei, contribuendo alla formazione del microbiota individuale.
Un microbiota “sociale”
Lo studio ha analizzato la trasmissione del microbiota in un contesto educativo frequentato da bambini tra i 4 e i 15 mesi. Per circa un anno scolastico sono stati raccolti e analizzati campioni biologici non solo dei bambini, ma anche dei membri delle loro famiglie, del personale educativo e degli animali domestici presenti nelle abitazioni.
Grazie alle tecniche di sequenziamento metagenomico e all’analisi bioinformatica, è stato possibile identificare e tracciare nel tempo le diverse varianti delle specie batteriche, osservandone la diffusione tra le persone che condividevano gli stessi ambienti.
I risultati mostrano che, dopo circa tre mesi di frequenza nello stesso gruppo, alcuni ceppi batterici iniziano a comparire in più bambini della stessa classe, mentre non vengono rilevati tra bambini che frequentano strutture diverse. Con il passare del tempo la condivisione aumenta: in media circa il 20% dei ceppi presenti in un bambino risulta condiviso con almeno un’altra persona dell’asilo.
Tra i batteri monitorati compare anche Akkermansia muciniphila, una specie piuttosto comune nell’intestino umano e spesso associata a effetti positivi sul metabolismo.
Il ruolo delle interazioni quotidiane
Le osservazioni indicano che la convivenza negli stessi spazi e le interazioni quotidiane tra coetanei contribuiscono allo sviluppo del microbiota tanto quanto la trasmissione dei batteri all’interno della famiglia. In questo modo si forma il profilo unico di microrganismi che caratterizza ogni individuo.
Tra i fattori presi in considerazione nello studio c’è anche l’uso degli antibiotici. Questi farmaci, pur essendo fondamentali per eliminare batteri patogeni, possono alterare temporaneamente l’equilibrio del microbiota. I dati suggeriscono che, nei bambini piccoli, dopo una terapia antibiotica l’intestino potrebbe essere più predisposto ad acquisire nuovi batteri dall’ambiente circostante e dalle persone con cui si entra in contatto, contribuendo a ristabilire l’equilibrio microbico.
Implicazioni per la salute futura
La ricerca evidenzia quindi come la socialità nei primi anni di vita influenzi non solo l’aspetto relazionale e cognitivo dello sviluppo, ma anche la composizione del microbiota intestinale. Questo ecosistema microbico può avere effetti sul metabolismo, sul sistema immunitario e, più in generale, sulla salute a lungo termine.
Gli effetti specifici di questi scambi microbici devono ancora essere studiati nel dettaglio. Tuttavia, i risultati suggeriscono che l’interazione tra bambini possa avere benefici che vanno oltre la crescita sociale, offrendo anche un contributo biologico alla costruzione del microbiota.
In prospettiva futura, una migliore comprensione di questi meccanismi potrebbe portare allo sviluppo di interventi mirati, come nuovi probiotici o altre strategie basate sul microbiota, per supportare i bambini che, per ragioni mediche o sociali, hanno meno occasioni di interazione con coetanei o familiari.
Per approfondimenti: REPUBBLICA
