La Commissione europea apre ai nuovi ogm e, al contrario di quanto stabilito da una sentenza della Corte Ue, sostiene la necessità di una nuova legislazione per regolamentarli.

Le biotecnologie possono promuovere la sostenibilità della produzione agricola e del sistema alimentare e sono necessarie nuove politiche per regolamentarle: queste, riassumendo, sono le conclusioni a cui è giunto uno studio, realizzato dalla Commissione europea su richiesta del Consiglio europeo, sulle New genomic techniques (Ngt).

Nuovi ogm, cosa sostiene lo studio 

In particolare, i risultati dello studio sostengono che le Ngt, ovvero tutte le tecniche per alterare il genoma di un organismo sviluppate dopo il 2001 (quando è stata adottata la legislazione dell’Ue sugli ogm), hanno il potenziale per sviluppare la resistenza delle piante alle malattie, alle condizioni ambientali e agli effetti dei cambiamenti climatici con una ridotta necessità di pesticidi e una migliore qualità nutrizionale delle produzioni, in linea con gli obiettivi della strategia Farm to fork contenuta nel Green deal europeo. Oltre ai vantaggi, lo studio ha anche analizzato le preoccupazioni associate ai prodotti Ngt e alle loro applicazioni attuali e future, come il possibile impatto sulla sicurezza e sull’ambiente riguardo, per esempio alla tutela della biodiversità, alla coesistenza con l’agricoltura biologica, all’etichettatura dei prodotti.

Al via le consultazioni per rivedere la legislazione delle Ngt

Temi, quest’ultimi, centrali per associazioni come Slow Food, da tempo contraria agli ogm per i rischi che presentano per la biodiversità favorendo monocolture intensive e per la sopravvivenza delle sementi tradizionali e delle comunità rurali. In merito allo studio, Slow Food ha espresso subito la preoccupazione per un’apertura alla deregolamentazione nell’uso dei nuovi ogm e per il prevalere degli interessi dell’agroindustria a discapito dei piccoli agricoltori.

La Commissione, infatti, è giunta anche alla conclusione, che essendo le Ngt un insieme molto diversificato di tecniche, l’attuale legislazione europea sugli ogm del 2011 necessita di un adattamento al progresso scientifico e tecnologico e che per questo sarà avviato un processo di consultazione per arrivare a un nuovo quadro normativo. “Con la sicurezza dei consumatori e l’ambiente come principio guida, ora è il momento di avere un dialogo aperto con i cittadini, gli Stati membri e il Parlamento europeo per decidere congiuntamente la via da seguire per l’uso di queste biotecnologie nell’Ue”, ha detto la commissaria competente Stella Kyriakides.

L’allarme di Slow Food sui rischi dei nuovi ogm

Nel 2018 – come ha sottolineato Slow Food – la Corte di giustizia europea aveva stabilito con una sentenza che le Ngt devono essere regolamentate come ogm, quindi seguendo il principio di precauzione, e passare attraverso controlli di sicurezza e un processo di autorizzazione ed etichettatura prima di essere immesse sul mercato. Tutti obblighi che potrebbero venir meno.

“Con il Green deal e la strategia Farm to Fork, la Commissione europea si è impegnata ad accelerare la transizione verso un sistema alimentare veramente sostenibile. Proponendo adesso di rivedere le regole in materia di ogm, la Commissione decide di non investire in sistemi agroecologici che portano benefici agli agricoltori, alle comunità locali e all’ambiente”, ha afferma Marta Messa, direttore di Slow Food Europa. “Inoltre, deregolamentare i nuovi ogm significherebbe che questi non avrebbero più l’obbligo di essere etichettati, in completa contraddizione con gli obiettivi della strategia Farm to Fork che mira a fornire ai consumatori una migliore informazione in modo che i cittadini possano fare scelte consapevoli e contribuire alla transizione verso sistemi alimentari più sostenibili”.

Greenpeace: “Gli ogm devono essere trattati come tali”

Anche secondo Greenpeace, la Commissione europea sta preparando la strada ad esentare i nuovi organismi geneticamente modificati dalle attuali norme di tutela dell’ambiente, applicando invece regole più permissive. “L’Unione europea ha la responsabilità di proteggere il diritto degli agricoltori di sapere ciò che coltivano e delle persone di scegliere ciò che mangiano, oltre che di proteggere l’ambiente e la biodiversità dai potenziali danni causati dai nuovi ogm”, ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile Campagna agricoltura di Greenpeace Italia. “Gli ogm, anche se gli si dà un nome diverso, restano comunque ogm e devono essere trattati come tali”. Greenpeace ha chiesto quindi alla Commissione e ai Paesi membri di applicare la sentenza della Corte di giustizia europea e di assicurare che gli ogm prodotti con nuove tecniche siano soggetti alle stesse normative degli ogm esistenti.

 

Fonte: LIFEGATE

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